Produzione musicale con Linux

Con questa guida impareremo l’intero processo di produzione musicale usando solo software libero, su Linux.

Produzione audio professionale con Linux

Introduzione

Sono sempre di più nel mondo i musicisti che scelgono i sistemi liberi per produrre la propria musica. Oltre a questioni di carattere puramente etico o filosofico, il software libero ha tre grandi vantaggi pratici:

– molto spesso è gratis. Non lo è sempre, ma soprattutto per il singolo utente privato nella stragrande maggioranza dei casi l’open source musicale è davvero software “free”, sia nel senso di “libero” sia nel senso di “gratis”. In particolare, in questa guida userò solo software gratis, quasi sempre anche libero.

– è trasparente e di tua proprietà: puoi sempre sapere che fine fanno i tuoi dati quando finiscono nei programmi liberi, e quello che produci rimane tuo. Nei programmi proprietari invece, anche se gratis, devi sempre sottoscrivere un contrattino per cui ti impegni a non voler sapere che fine fanno i tuoi dati. E soprattutto: la musica che produci con quei programmi commerciali è regolata dalla licenza dello specifico programma che usi. Potrebbe benissimo accadere che se poi la vuoi vendere o eseguire dal vivo, dovrai scendere a patti con i detentori dei diritti del programma che hai acquistato… Col software libero, nulla di tutto questo!

– non essendoci un’unica grossa suite commerciale che fa tutto, ma un insieme di piccole applicazioni ognuna che fa bene il suo mestiere che poi vengono sincronizzate con un ulteriore programma (l’open source offre la possibilità infatti di avere protocolli standard così che tutte le applicazioni possano comunicare agevolmente fra loro senza problemi di formati proprietari, conversioni e brevetti), se dapprima ci si può trovare un po’ disorientati ben presto si capisce che è come essere in una vera sala di registrazione, con migliaia di macchine, strumenti e cavi, tutti da attaccare a piacimento e da sincronizzare con una patch-bay. Insomma, molta più libertà di metodo e modularità.

La musica su GNU/Linux non è più a livello amatoriale: oggi sono molti gli studi di registrazione professionale che si appoggiano su GNU/Linux. Solo in Italia eccone alcuni:
Sonic Studio (Firenze)
T.rex Recording Studio (Milano)
Centogradincantina (Sersale, in Calabria, qui la pagina Facebook di Centogradincantina)
Flyingstudio (Roma)

È da sfatare ormai l’idea che nella musica GNU/Linux non possa essere usato dai professionisti. Se per la produzione di musica house e techno c’è già LMMS (anche per Windows), uscendo dall’ambito DJ, discoteche, remix eccetera, ed entrando nell’ambito più specifico di home recording (rock, pop, classica, jazz eccetera) allora sicuramente GNU/Linux non ha più nulla da invidiare ai suoi costosi e/o instabili colleghi commerciali Mac e Windows.

Contatti, risorse, requisiti minimi

Questa guida dà per scontato che:

1- Stiate usando Xubuntu 16.04 e che abbiate seguito questa guida
2- che la vostra scheda sonora sia perfettamente supportata da Linux e funzionante.
3- che la vostra scheda sonora non sia scarsa. Qui si registra con un minimo di professionalità: le schedine integrate o quelle fatte solo per l’ascolto o i videogame hanno dei circuiti di registrazione pessimi, adatti giustamente soltanto per catturare un po’ di audio dal microfono per le chat o il gaming online, ma non certo per registrare con un minimo di decenza e poca latenza la voce da un buon microfono o da uno strumento
3- Che il vostro sistema sia sufficientemente potente per gestire i software di registrazione e gli effetti. Un dual-core come CPU è il minimo, per intenderci. E almeno un giga di RAM ovviamente.

Non do supporto tecnico privatamente (email, FaceBook, social network eccetera) perché Linux è basato sulla condivisione della conoscenza e quindi è giusto chiedere e rispondere tutti insieme, nella comunità, in modo che tutti ne giovino.
Oltretutto, io non ho la possibilità di provare schede varie, quindi per schede particolari io non ho proprio la possibilità materiale di rispondervi.

Quindi se volete salutarmi, ringraziarmi, insultarmi eccetera, insomma per ogni cosa che volete dirmi che non c’entri con le questioni tecniche di questa guida, andate pure nella pagina dei contatti.
Invece per le questioni tecniche ecco dove chiedere e dove trovare risorse interessanti:

Ubuntu-it Forum – Multimedia: Sezione multimedia del forum italiano di Ubuntu, la sezione più adatta per fare domande su singoli software di questa guida.

Ubuntu-it Forum – Hardware: Sezione specifica del forum italiano di Ubuntu, la sezione più adatta per far domande sulla propria scheda sonora se essa non sembra essere così compatibile come dichiarato sulla confezione o su altri siti, articoli e forum.

Ubuntu-it Forum – Consigli per gli acquisti: Qui potete chiedere quale scheda comprare nel caso non ne abbiate una buona o compatibile con Linux. In particolare, seguite questo thread per segnalare una scheda completamente compatibile o per leggere quali sono sicuramente compatibili al 100%. Inoltre c’è la pagina ufficiale di ALSA per controllare la compatibilità delle schede interne e USB, e quella di Ffado per controllare la compatibilità delle schede firewire.

Qui invece trovate varie risorse per approfondire e ampliare i temi trattati in questa guida:

Martjan Planet: Un ottimo blog italiano dedicato alle tematiche trattate in questa guida.

Homestudio Italia: Forum italiano di musica e PC in generale. Non parla molto di GNU/Linux, ma è molto interessante per le tecniche compositive e di registrazione, che son comuni per tutti i musicisti.

The Penguin Producer: Blog in inglese che offre numerosissime dritte su come registrare audio con GNU/Linux.

1. Installazione dei software

1.1 – Sorgenti software e Codec proprietari

Prima di tutto controlliamo di avere abilitato tutte le sorgenti software da cui scaricheremo i programmi. Seguite il Capitolo 11 di questa guida

È anche possibile aggiungere la sorgente per avere Ardour 5 sempre aggiornato gratuitamente. Ardour 5 andrebbe compilato a mano per essere gratis, anche se si tratta di software libero la versione installabile gratuitamente sarebbe a pagamento. Quindi vi consiglio di fare almeno una donazione, gli sviluppatori se lo meritano. Trovate tutto sul sito ufficiale di Ardour.

Fatta la donazione, apriamo il terminale e aggiungiamo la sorgente per Ardour 5:

sudo add-apt-repository ppa:dobey/audiotools

 

1.2 – Installazione del software necessario

A questo punto possiamo aggiornare e installare i software necessari e il kernel lowlatency:

sudo apt-get update

poi:

sudo apt-get dist-upgrade

Quindi:

sudo apt-get install linux-headers-lowlatency linux-lowlatency xubuntu-restricted-extras wine ubuntustudio-audio ubuntustudio-audio-plugins lmms hydrogen-drumkits lingot soundconverter fmit fluid-soundfont-gs ams zynaddsubfx tuxguitar tuxguitar-fluidsynth tuxguitar-jsa invada-studio-plugins-ladspa amsynth muse monobristol naspro-bridges rosegarden vlc vlc-plugin-jack terminatorx vmpk jack-keyboard timidity timidity-interfaces-extra mixxx zynadd blepvco jack-tools slv2-jack wsynth-dssi freebirth freewheeling so-synth-lv2 horgand ardour aria2 composite ll-scope ghostess sineshaper gnome-system-tools mx44 xjadeo gmorgan nekobee

Se vi chiede delle cose in inglese con grafica testuale, dovete premere su “OK” o “Sì” o “Yes” dirigendovici con il tasto TAB della tastiera (quello vicino alla lettera Q) e poi premete invio.

Il programma “gmorgan” ha un piccolo difetto, e per farlo funzionare dovete scrivere nel terminale:

sudo cp /usr/share/gmorgan/ChordTable ~/.ChordTable

Poi,, fondamentale: dovete aggiungere il vostro utente al gruppo “audio” altrimenti non sarete in grado di usare il kernel a bassa latenza:
– Andate nelle impostazioni e cercate “Utenti e gruppi
– Cliccate su “Gestisci gruppi”
– Cliccate su “Audio”
– Proprietà
– Mettete la spunta sugli utenti che potranno usare il kernel lowlatency
– OK, Chiudi, eccetera

Riavviate il PC. Mi raccomando riavviatelo: se non lo riavviate non vi parte Jack 🙂

1.3 – Installazione dei soundfont

Tra i vari strumenti che abbiamo installato, ci sono anche dei programmi che gestiscono intere orchestre. I soundfont sono raccolte di suoni: diciamo che sono proprio quegli orchestrali che i vari direttori d’orchestra (i programmi) faranno suonare, leggendo loro gli spartiti (i MIDI file) o comanderete in diretta suonando con la tastiera.
Questi banchi di suoni, possono essere di due tipi: standard (detti GM, cioè “General Midi”) oppure no. È necessario avere almeno un buon banco standard: i MIDI file che scaricate in giro sono quasi tutti fatti per soundfont GM, per cui alla traccia del pianoforte è assegnato lo strumento 01 (che nello standard GM è sempre il pianoforte) e a quella degli archi sempre lo strumento numero 50, e via dicendo.

Ci sono poi quelli non standard. Con quelli non potrete far suonare in fretta un MIDI file acquistato o scaricato, ma vi potranno servire per le vostre composizioni o per migliorare la resa di un MIDI file. Un soundfont per esempio potrebbe avere solo pianoforti, oppure un solo strumento che però si sente benissimo, e via dicendo.

I programmi che usano i soundfont possono essere, tra gli altri:
– Rosegarden attraverso un sintetizzatore in cui caricheremo i soundfont
– QSynth che aggiunge anche dei suoi effetti e che ci ricorda una specie di modulo esterno MIDI, tipo i vari Roland Soundcanvas o Korg 05R/W
– asfxload, un programmino che consente ai soli possessori di vecchie Creative Soundblaster su sistemi a 32 bit di caricare i soundfont direttamente in una memoria apposita sita sulla scheda sonora stessa
– Timidity, una specie di programma nascosto che fa suonare i soundfont anche se non stiamo producendo audio professionale, nei programmi normali come Totem, Rhythmbox e VLC. In genere si usa per il Karaoke.

Installando i pacchetti visti poc’anzi abbiamo già installato un ottimo soundfont GM: fluid-soundfont-gm ma è possibile che ne vogliamo altri a disposizione. Uno in particolare ha l’ottima caratteristica di suonare non troppo verosimile ma molto ben equilibrato un po’ con tutti i MIDI file che si trovano in giro o si acquistano: PCf15. Per scaricarlo ci basta aprire il terminale e scrivere:

aria2c ftp://ftp.personalcopy.net/pub/PC51f.sf2.gz

Poi lo dobbiamo scompattare:

gunzip PC51f.sf2.gz

Infine lo spostiamo nella cartella dove stanno di default tutti i nostri soundfont:

sudo mv PC51f.sf2 /usr/share/sounds/sf2/

Inoltre, da qui potete scaricarne finché volete:
http://www.soundfonts.it/?a=soundfonts
http://www.hammersound.net/
Una volta scompattati, vi basta copiarli in /usr/share/sounds/sf2 aprendo il file manager di Xubuntu da amministratore:

sudo thunar

Un piccolo problema: alcuni soundfont si presentano sotto forma di file “sfark” o “sfpack“. Per trasformarli in sf2 dovete usare dei programmini free.
Per “sfpack” usate questo: http://www.personalcopy.com/sfpack.htm
È per Windows ma lavora perfettamente sotto wine su Ubuntu.
Per gli “sfark” scaricate sfArkXTc da qui: http://www.melodymachine.com/sfark.htm
È un programma da riga di comando. Se non lo sapete usare, scaricate “sFark” per Windows dalla medesima pagina. Una volta installato funzionerà bene con wine.

Questo procedimento e tanti altri trucchi e posti dove trovare soundfont sono spiegati molto bene nell’ottimo blog di Martjan, qui: http://martjanplanet.blogspot.com/2011/04/soundfonts.html

2. Configurazione del software

2.1 – Panoramica

Prima di tutto cerchiamo di capire cosa stiamo facendo.

Avremo bisogno di un programma che gestisce il MIDI, un programma che gestisce l’audio, e tanti programmi per gli effetti e gli strumenti musicali.
Invece di avere un’unica suite commerciale che fa tutto, useremo uno o più software per gestire queste singole cose, e un software che sincronizza tutto, in modo che premendo “play” in uno si attivi la riproduzione anche in tutti gli altri. Questo software, che è il cuore di tutto, si chiama “Jack.

Inoltre, prima dovremo configurare a un livello un po’ più “intimo” l’hardware e il “cuore” del sistema operativo, per ottenere prestazioni da studio.
Quindi: inizieremo configurando la scheda sonora, poi parleremo della latenza delle schede sonore e di come abbassarla attraverso il “kernel lowlatency”, poi configureremo Jack, poi gli strumenti musicali e gli effetti, infine i singoli software.

Lo strato di sistema operativo che fa funzionare l’audio si chiama ALSA. Gestisce direttamente le schede sonore. Su Ubuntu c’è uno strato in più, che si chiama Pulseaudio, che è quello che vedete nelle impostazioni audio di sistema e nell’iconcina dell’altoparlante in alto a destra: si occupa di prendere tutto l’audio che viene da ALSA e di distribuirlo come meglio credete, permettendovi di dirigerlo verso equalizzatori esterni, rete eccetera. È una tecnologia straordinaria che ben si adatta all’uso quotidiano dell’audio, ai giochi e soprattutto all’home theatre. Ma per la produzione musicale ci serve parlare direttamente con ALSA, quindi mentre produciamo Pulseaudio viene disattivato automaticamente da Jack. Non stupitevi quindi se mentre usate i programmi di questa guida, il vostro player preferito è muto e l’icona del volume in alto a destra è inutile o disattivata: è normalissimo. Se proprio avete bisogno di un player, potete usare VLC selezionando come uscita audio “Jack” (ricordatevi poi di ripristinare “Predefinito” o “Pulseaudio” quando smettete di usare Jack): ora questa uscita è contemplata perché l’abbiamo installata, prima, nell’elenco dei pacchetti.

(Nota: se avete bisogno di un player che si sincronizzi a Jack, potete usare xjadeo. È nel Software Center. Anche VLC ha un plugin nel Software Center che lo rende visibile da Jack)

Se il vostro lavoro o hobby si limita alla composizione con campioni, drum & bass eccetera, fermatevi e imparate subito a usare LMMS. Ha già tutto quello che la stragrande maggioranza dei compositori e DJ desiderano per creare musica partendo da campioni, sintetizzatori, linee di basso e linee di percussioni. Oltre ad avere effetti suoi, ha anche tutti quelli che potrete vedere in seguito leggendo questa guida.
Vi rimando a un’ottima serie di video tutorial di DeRobyDJ: Video Guida per LMMS
E non dimenticate LMMS Forum Italia.

Produzione audio

2.2 – Configurazione della scheda sonora

Siccome, come dicevamo, Pulseaudio si disattiverà e potremo usare solo ALSA, occorre configurare gli ingressi e le uscite della scheda sonora direttamente su ALSA e non dalle impostazioni audio a cui siamo abituati.
Per farlo, aprite il terminale e digitate:
alsamixer

Se vi dà errore, vuol dire che la vostra scheda sonora non è completamente supportata da Linux. Vi conviene comprarne una seria e supportata.

Se parte, controllate che si tratti proprio della scheda sonora che volete usare: in alcuni casi, specie se avete una scheda video con uscita HDMI o se avete una scheda sonora aggiuntiva professionale, alsamixer parte con la scheda sbagliata. Lo vedete facilmente perché c’è scritto il nome.

alsamixer

Se avete più schede sonore, premete F6 e selezionare la scheda sonora che volete configurare.

Quindi, dovrete premere il tasto TAB (quello a sinistra della lettera Q nella vostra tastiera) per passare dalla vista “Riproduzione” alla vista “Cattura” (registrazione) e viceversa.

Per regolare i volumi passate da uno all’altro con i tasti freccia a destra e freccia a sinistra, mentre per aumentarli e diminuirli premete i tasti freccia su e freccia giù

Nella vista Riproduzione, per ammutolire o ripristinare un volume, premete M

Nella vista Cattura, per attivare un ingresso in registrazione premere la barra spaziatrice.

Regolare i volumi è fondamentale. Tenete sempre aperto Alsamixer mentre state producendo audio o lavorate a un progetto: è da lì che decidete davvero cosa entra e cosa esce dalla scheda sonora.

Per ora ovviamente regolateli a occhio, dato che siete ancora con Pulseaudio e non ha senso ascoltare qualcosa gestito da Pulseaudio per regolare i volumi su ALSA. In seguito vedrete che, mentre usate i vari programmi audio con Jack attivo, questo alsamixer sarà sempre un vostro fido compagno.

Per uscire premete il tasto ESC.

2.2.1 – Salvare i volumi di alsamixer

È probabile che una volta riavviato il computer, tutta la configurazione di alsamixer tornerà ai valori preimpostati. Per evitare che ciò accada ecco come fare:

– Aprire il terminale e lanciare alsamixer, settarlo e premere ESC
– Scrivere:
alsactl --file ~/.config/asound.state store
per provare se va, riavviare il PC e scrivere nel terminale:
alsactl --file ~/.config/asound.state restore

Se i settings tornano a come li volevamo noi, procedere:

– Nel terminale scrivere:
mousepad ~/.config/autostart/alsarestore.desktop

(ovviamente invece di mousepad usate gedit se siete su Ubuntu, eccetera)

– Nel file di testo scrivete:

[Desktop Entry]
 Type=Application
 Terminal=false
 Name=alsarestore
 Exec=bash -c 'sleep 15 ; alsactl --file ~/.config/asound.state restore'

Ogni volta che volete cambiare i setting di default, li cambiate e poi digitate:
alsactl --file ~/.config/asound.state store

 

2.3 – Eliminare schede sonore di troppo

Se volete disattivare per sempre la scheda sonora che vi dà fastidio (per esempio una scheda sonora integrata che non vi serve più a nulla perché avete comprato una scheda professionale PCI) potreste disattivarla direttamente dal BIOS del computer, ammesso che sappiate fare. Ma in certi casi il sistema la vede lo stesso. Quindi la cosa migliore è disattivarla. Se non volete disattivare alcuna scheda, saltate pure e andate al paragrafo successivo.

Per disattivare una o più schede, digitate:
cat /proc/asound/modules

e individuate il modulo della scheda da eliminare. Per esempio snd_hda_intel

poi aprite il file della “lista nera”:
sudo mousepad /etc/modprobe.d/blacklist.conf

E alla fine aggiungete:

# scheda sonora integrata
blacklist
nome del modulo

Per esempio:

# scheda sonora integrata
blacklist snd_hda_intel

Salvate e chiudete. Al riavvio, non vedrete più traccia di quella scheda sonora.

 

2.4 – Kernel a bassa latenza

In un sistema operativo, quello che vedete è solo un’interfaccia grafica e una serie di programmi, che dialogano con qualcosa di molto più complesso, che fa funzionare silenziosamente tutte le periferiche e la logica interna di tutto il sistema. Questo strato del sistema, il più centrale, si chiama “kernel” (appunto “nucleo” in inglese). Tutte le cose materiali che stnno dentro al nostro computer, quando funzionano mandano un'”interruzione” al kernel, come a dire “ehi, devo fare qualcosa, mi consideri?”. Il kernel decide le priorità e i tempi da assegnare a queste interruzioni.
Ora, nei grossi server che devono gestire molti segnali provenienti da apparecchi di rete collegati e servizi, hanno dei tempi lunghissimi nel soddisfare le interruzioni (le richieste) della scheda audio o video o quant’altro, perché la rete ha sempre la precedenza. Nei sistemi normali questi tempi, chiamati “latenza”, sono appunto medi, in modo che si possa gestire l’audio ragionevolmente ma che anche internet e i vari servizi non dipendano completamente dalla priorità della scheda audio, video eccetera.
Mentre registriamo invece ci occorre che questa latenza sia minima, cioè che mentre suoniamo con la chitarra e il PC registra magari assegnando anche degli effetti, tutto il resto debba andare in secondo piano.
Ecco perché abbiamo installato il “kernel lowlatency”: è un kernel che ci permette di ottenere il massimo dalla nostra scheda sonora: quando essa chiama, il kernel risponde. Immediatamente. In particolare, Jack sa benissimo come sfruttare automaticamente al massimo questo kernel, e tutto quello che dipende da Jack avrà priorità assoluta su tutto il resto.

Ora, si può usare tutto anche senza il kernel lowlatency, ma certamente almeno mentre state registrando seriamente, è meglio usarlo. Si può decidere se avviare Ubuntu col kernel normale (Generic) o quello a bassa latenza (lowlatency). È molto semplice: all’avvio del computer basta tenere premuto il tasto Shift (Maiuscolo) e ci apparirà “grub”, ossia un elenco dei sistemi installati sul nostro computer. Con le frecce sulla tastiera selezioniamo “Previous versions” e quindi “lowlatency” (se ce ne sono di più, scegliete quello più in alto) e premiamo invio: Ubuntu partirà con un kernel lowlatency.

2.5 – Configurare Jack

Come dicevo, Jack è il cuore del sistema audio su cui lavoreremo. È controllato da un’applicazione che si chiama “QjackCtl“. Lanciamola dalla dash e premiamo su “Impostazioni”. Con i parametri che vedete in figura a me funziona molto bene, ma siete liberi di provarne altri. Un consiglio: per questo e gli altri programmi impostate sempre la frequenza a 44100 se volete realizzare solo musica, ma se dovete realizzare cose che andranno sincronizzate a del video per finire in un DVD, usate in questo e in tutti gli altri programmi 48000. Su alcune schede sonore invece dovete selezionare la frequenza “preferita” dalla scheda: eventualmente cercate in rete o leggete le istruzioni.

N.B.: le schermate qui sotto sono relative al mio sistema, ma per voi potrebbero essere estremamente diverse. Non dovete copiare pari pari le impostazioni e poi chiedere perché non va. Dovete prima leggere tutto questo paragrafo, capire come funziona Jack e adattarlo alla vostra configurazione.

jack

Jack

Jack è il cuore di tutto il sistema. Vi permette di sincronizzare tutte le applicazioni e di fare da super patch-bay. Mi spiego meglio: su Windows in genere avete una suite commerciale costosissima che fa tutto (Acid, Cubase, Sonar, eccetera). Un progetto lo fate con una o con un’altra suite; non è semplice se non impossibile trasportare un progetto da una suite all’altra. Questo all’inizio sembra una buona cosa – appare tutto più semplice – ma in realtà è molto limitante: ci si fossilizza sul modus operandi di una sola suite (quella che si è comprata svenandosi) e quindi capita spesso che si senta subito se un musicista usa questo o quel programma. L’unica libertà è costituita dai plugin (i VST). Con Linux invece abbiamo tanti programmi che si occupano di tante cose diverse. Rosegarden per il MIDI, Ardour per la musica, Hydrogen per la drum machine, eccetera, tutto sincronizzato da Jack. Ma se ci piace usare MusE invece di Rosegarden, nessun problema. Diciamo a tutti i software di usare Jack come clock, e premendo “Play” in un’applicazione a caso, tutte le altre partiranno in sincrono.
Jack è anche un’enorme patch-bay. Immaginate di avere uno studio di registrazione audio professionale: avrete decine e decine di strumenti, apparecchi, mixer, effetti, eccetera. Diventereste pazzi a collegare ogni volta tutti i cavi: molto meglio collegare tutti gli strumenti e gli effetti a un unico apparecchio, che istruirete con varie configurazioni. Questo apparecchio, addetto a collegare “tutto con tutto” secondo varie configurazioni, viene comunemente chiamato “patch bay” e Jack svolge questa funzione: collega l’uscita di un software all’entrata di un altro, dirotta un effetto da un software all’altro, dal microfono a un’applicazione, dall’uscita del mixer di un software alle casse o a un’altra applicazione, eccetera. Lo potete gestire direttamente dalla pagina di configurazione di QjackCtl, o altrimenti direttamente dall’interno di Ardour. Più avanti vedremo qualche esempio pratico.

Premendo su “Impostazioni” comunque potete smanettare con le opzioni. Fondamentalmente dovete agire su questi parametri:
Driver – Nel caso abbiate una scheda esterna lo imposterete sul driver della scheda esterna. In tutti gli altri casi va impostato su “ALSA“.
Realtime (Tempo Reale) – Se viene selezionato, Jack usa al massimo il kernel lowlatency. È consigliatissimo usarlo sempre.
No memory lock (Non bloccare la memoria) – Conviene selezionarlo. Deselezionatelo solo se avete problemi.
Soft mode (Modo soft) – Questo parametro vi permette di lasciar funzionare jack anche dopo troppi xrun (“battiti” persi, sintomo che il sistema non funziona, fonte di disturbi e interruzioni nell’audio). Conviene deselezionarlo, perlomeno quando registrate.
Monitor – Se lo selezionate, vi crea come ingresso anche due porte “alsa pcm monitor”. Serve per registrare tutto quello che sentite, in sostanza. Io ne faccio a meno perché una porta in più così mi fa solo confusione e preferisco avere un controllo chiaro di cosa entra nella scheda sonora e cosa ne esce con alsamixer, e basta.
Force 16bit (Forza 16bit) – Da selezionare solo se la vostra scheda non supporta alcun altro bitrate. In generale lasciatelo deselezionato, e selezionatelo solo se riscontrate problemi.
H/W Monitor (Monitor Hardware) – Questo va sempre selezionato, perché è un’ottima funzione che però c’è solo in poche schede audio. Se la vostra scheda audio non la supporta, semplicemente non la userà. Quindi tanto vale lasciarlo selezionato.
H/W Meter (Meter Hardware) – Come sopra
Verbose messages (Verbosità nei messaggi) – Conviene selezionarlo, così Jack vi dà più spiegazioni quando qualcosa va storto.
MIDI driver (Driver MIDI) – Va messo su “seq“, tranne rarissimi casi di alcune tastiere MIDI che richiedono “raw” per essere riconosciute.
Priority (Priorità) – Su “default” (“predefinito”) va benone. Se però utilizzate alcuni “tweak” con il kernel RT per migliorare le prestazioni questo parametro lo potete variare. Da quando ci sono i kernel lowlatency però nessuno usa più i kernel RT per l’audio, quindi questa opzione dovreste sempre tenerla su “default”.
Frames/Period (Fotogrammi/Periodo) – Questo è il parametro più importante. Cominciate con i valori più alti, fate partire (sempre se parte, altrimenti cercate di risolvere il problema smanettando con altri parametri) poi mettete valori sempre più bassi, finché non comincerete a vedere gli xrun (i numerini verdi sotto “Started” diventano rossi e da zero cominciano a salire). Fermatelo, aumentate il valore e riavviate Jack finché non avrete più xrun (perlomeno finché non li avrete troppo frequenti: diciamo che uno ogni quarto d’ora ci può anche stare). Potete vedere la latenza di Jack crescere e decrescere in basso a destra nella finestra delle opzioni a seconda di quanto variate questo parametro. In genere su una buona scheda e un buon sistema si assesta sui 256 o 512. Su schede scarse (tutte quelle integrate per esempio) o sistemi poco performanti (dal Pentium 4 compreso o Duron in giù) o mal supportati si va sui 1024 o 2048. All’inizio per essere sicuri cominciate con 2048. Poi se tutto funziona andate su 1024, eccetera finché non dà troppi xrun.
Sample rate (Campionamento)44100 se lavorate per un CD. 48000 se lavorate per fare la musica di un DVD. Un’altra se la vostra scheda sonora vuole una determinata frequenza. Ebbene sì: alcune schede sembrano incompatibili e invece si scopre che lavorano solo e unicamente a una certa frequenza.
Periods/Buffer (Periodi/Buffer) – Qui dipende dalla vostra scheda sonora. Selezionate il più basso possibile che fa partire jack. In genere è 2.
Dither – “None” (“nessuno”) migliora le prestazioni, ma peggiora leggermente il suono. In pratica se l’audio è poco campionato, il “dither” vi aggiunge i punti intermedi smussando gli scalini. “Shape” (“modellato”) rallenta di più ma ha l’effetto migliore. Gli altri parametri sono compromessi vari. Se non udite differenze, tenete pure su “none” (“nessuno”).
Audio – “Duplex” è fondamentale, altrimenti non riuscite a registrare mentre ascoltate. Ovviamente c’è il caso che abbiate una scheda sonora così scarsa che non supporta il duplex, nel qual caso il consiglio è di buttarla via immediatamente e comprare qualcosa di decente.
Interface (Interfaccia) – Se avete più di una scheda, è il parametro che vi permette di scegliere quale scheda sonora deve usare Jack: premete “>” (di fianco a “Interface”, sulla destra) e selezionate la scheda sonora giusta, quella che volete far usare a Jack. Per visualizzare “Interface” dovete mettere su “Default” sia “Input Device” che “Output device”.

Jack

Jack

Nell’esempio appena sopra, vedete che cliccando su “>” è comparso l’elenco delle schede sonore presenti sul mio sistema. Se avessi lasciato “hw:0” avrei usato il canale audio della scheda video, quello che usa il cavo HDMI per collegarsi alle TV… Ovviamente non avrei potuto far partire Jack in alcun modo! Ho quindi scelto la mia scheda “buona”. L’altra, SAA7134, è la schedina integrata alla scheda madre del PC, che non uso mai e che ho lasciato qui solo per dovere di esempio, ma che in genere elimino come descritto nel paragrafo 2.3.

Gli altri parametri sono ininfluenti.

Nelle Impostazioni, andate anche su “Varie” e selezionate:
– Chiedi conferma alla chiusura
– Abilita l’icona nel vassoio di sistema
– Permetti una sola istanza
– Salva la configurazione Jack in .jackdrc
– Conferma l’arresto del server
– Abilita sequencer ALSA
Mi raccomando lasciate non selezionato Abilita l’interfaccia D-Bus altrimenti Jack darà problemi nell’arresto.

Nella scheda “Display”, forse vi potrebbe interessare abilitare “Disegna le connessioni in forma di curve Bezier”. Questa impostazione, quando farete le connessioni tra i vari programmi e strumenti ed effetti, invece di linee dirette disegnerà curve che molti ritengono più leggibili ed eleganti. Può anche essere utile selezionare “Abilita gli alias per porte/clients” e “Abilita la modifica degli alias di clients/porte (rinomina)”, due opzioni che vi permettono di rinominare, col tasto destro, i vari ingressi e uscite nel caso abbiate bisogno di ricordarvele meglio.

Per resettare completamente Jack, da terminale o da Alt+F2:
rm ~/.config/rncbc.org/QjackCtl.conf

Ora non vi resta che premere “Avvia” e sperare che parta. Se tutto va bene, continuate con la guida. Se non parte provate a cambiare i parametri. Se proprio non trovate alcuna configurazione giusta, provate a chiedere sul Forum Ubuntu-it nella sezione Multimedia.
Tenete anche presente che potreste anche avere un computer troppo lento, una scheda non supportata o malamente supportata, o persino una scheda troppo scarsa per gestire l’audio in registrazione multipla (la scheda di un portatile o quelle integrate nelle schede madri dei computer fissi sono quasi sempre di quest’ultima categoria).

L’uso di Jack verrà spiegato più tardi.

 

2.6 – Dire ai programmi di usare Jack

Come dicevamo prima, il cuore di tutto è Jack. Ma gli organi vitali sono ovviamente anche la drum machine (Hydrogen), il sequencer MIDI (Rosegarden) e il registratore audio multitraccia (Ardour). Esistono altre alternative, ma qui vi spiegherò come impostare questi software.
Dobbiamo in pratica dir loro di usare sempre Jack come trasporto.

Avviamo QjackCtl prima di tutto, premiamo “Avvia”, e dalla dash carichiamo i tre software:

Ardour: Questo programma avvia automaticamente Jack, chiedendovi tutta la configurazione, appena parte. In pratica ha al suo interno un doppione di QJackctl quindi se usate Ardour vi conviene non lanciare prima Jack, ma lanciate prima Ardour e poi il resto. Poi Ardour fa tutto da solo.

Rosegarden: Modifica → Preferenze → Generale → Comportamento. Spuntare la casella “Usa il trasporto Jack”.

Hydrogen: Strumenti → Preferenze → Sistema audio. Nel menu a tendina più in alto scegliere “Jack”.

Premendo play in qualsiasi programma, gli altri due partono.

Ovviamente dovete fare lo stesso per tutti gli altri programmi che usate eventualmente: Muse, LMMS e via dicendo. Basta trovare dov’è l’impostazione che dice di usare Jack e siete a posto.
Anche in VLC ora per esempio avete l’opzione di usare Jack!

Attenzione! Non tutti i programmi supportano Jack. In quei casi, non usateli nel processo produttivo di musica.

 

3. Configurazione degli strumenti musicali

Ne parleremo più avanti, ma sia chiaro che avete già a disposizione senza doverli configurare una grande quantità di sintetizzatori: Hexter (che imita il vecchio Yamaha DX7), Bristol (che imita i vari Moog), ZynAddSubFx, Aeolus, e tantissimi altri. Aprendo qualsiasi programma di gestione MIDI come Rosegarden, cliccando sulle uscite disponibili per ogni traccia troverete vari sintetizzatori, altri ancora sono programmi a sé stante e quindi li dovrete lanciare prima e poi collegarli ai programmi come Rosegarden, eccetera.

Ma in realtà lo strumento più comodo è sempre stato il soundfont, e QSynth è a sua volta l’applicazione più comoda per gestire molti soundfont. Lo vedremo quindi per primo. Poi vedremo qualche raffinatezza, come Timidity per i sistemi più scarsi o asfxload per i soli possessori di schede sonore Creative SoundBlaster.

3.1 – QSynth

Lanciamo QSynth dalla Dash e premiamo su “Setup”. La prima cosa da fare è dirgli dove sono i soundfonts. Li trovate tutti sotto /usr/share/sounds/sf2/
Potete mettere anche una lunga lista, lui userà solo il primo della lista. Ho però notato alcuni comportamenti bizzarri in alcune versioni di QSynth, quindi vi consiglio di lasciare sempre solo una riga

Qsynth

Spostandoci negli altri settaggi avremo questa configurazione (occhio alla frequenza nel caso del video):

Qsynth

QSynth

Se poi volete usare più soundfont, perché magari usate un pianoforte che c’è solo in un soundfont e un basso che c’è solo in un altro soundfont, non dovete aggiungere i soundfont alla lista ma dovete creare più istanze di QSynth. Non aggiungetene troppi: occhio alla CPU e alla memoria!

– premete il tastino verde “+” a sinistra in basso
– vi si apre la finestra delle opzioni, premete su “Soundfonts”
– caricate i soundfonts che volete.

Potete aggiungere quante istanze volete, ma occhio alla memoria del PC. Più avanti vedremo come usarle in Rosegarden.

Può darsi che incasiniate Qsynth fino a non farlo più funzionare… Per resettarlo completamente basta cancellare un file, così:

rm ~/.config/rncbc.org/Qsynth.conf

A questo punto QSynth è pronto per essere collegato agli altri programmi

 

3.2 – Timidity

Timidity fa finta di essere un modulo sonoro, come QSynth con i soundfonts, è più ostico da configurare (bisogna cambiare a mano un file di testo) ma non utilizzando Jack è molto comodo poi da usare. Lo trovate come uscita in tutti i programmi che fanno uso del MIDI. Provatelo. Se vi piace così com’è, passate pure al prossimo capitolo. Se il suono non vi piace, se c’è troppa latenza o se la vostra CPU non ci sta dietro, continuate a leggere.

Quando avete installato Timidity all’inizio di questa guida, Ubuntu vi ha installato anche “freepats”, che sono in pratica dei soundfont, purtroppo orribili: cambiamoli. Per far questo apriamo il file timidity.cfg:

sudo mousepad /etc/timidity/timidity.cfg

Commentate la riga source /etc/timidity/freepats.cfg e decommentate il suggerimento sui soundfont GM:

# Disabling some of the Midi Controls can help with the CPU usage a lot.
 # The same goes to the VLPF, sample anti-aliasing and effects such as
 # reverb and chorus
 # By default, try to use the instrument patches from freepats:
 #source /etc/timidity/freepats.cfg
 source /etc/timidity/fluidr3_gm.cfg

Per mettere degli altri soundfont, basta usare “soundfont” invece di “source”. In realtà dovreste crearvi un file cfg con tutti i dati (gli strumenti) del soundfont ma lasciate perdere, al limite non vedrete in eventuali programmi le caratteristiche dei vari strumenti del soundfont. Che comunque, se è General MIDI, non vi dà problemi dato che è standard.
Quindi diventa, per esempio per i soundfont Personal Copy:
soundfont /usr/share/sounds/sf2/PC51f.sf2

Per sistemi meno potenti potete usare soundfont più “scarsi”. Ce ne sono già di installati automaticamente, quindi:
soundfont /usr/share/sounds/sf2/TimGM6mb.sf2

Alla fine avrete cioè una cosa del genere:

# alternatively, you can use the fluid-soundfont:
# source /etc/timidity/fluidr3_gm.cfg
# source /etc/timidity/fluidr3_gs.cfg
# soundfont /usr/share/sounds/sf2/PC51f.sf2
soundfont /usr/share/sounds/sf2/TimGM6mb.sf2

Cioè: commentate (con #) quello che non usate, e decommentate quello che usate.

Salvate e uscite. Per applicare le nuove impostazioni e riavviare Timidity, scrivete:
sudo /etc/init.d/timidity restart

A questo punto aprite il software che usate di solito (per una prova veloce io uso Van Basco, o vmpk), andate nelle impostazioni e rimettete timidity. Ascoltate la canzoncina con i nuovi suoni. Per ascoltare potete usare un qualsiasi player MIDI dicendo al player di usare Timidity come device MIDI.

Se sentite una fastidiosa latenza in timidity, vi basta aprire questo file:
sudo mousepad /etc/default/timidity

Trasformate l’ultima riga in modo che diventi:
TIM_ALSASEQPARAMS="-Os -iA -B 2,8"

Salvate e chiudete, riavviate Timidity.

Infine, vediamo di cambiare Timidity per le CPU o le schede sonore poco efficienti. Se sentite rallentamenti o rumoracci durante la riproduzione, fermate Timidity e riaprite il file di prima:
sudo mousepad /etc/timidity/timidity.cfg

Vedete che c’è una sezione di cose da attivare se avete una CPU scarsa. Il campionamento, gli effetti, eccetera. Provate a disabilitare qualcosa (togliete il “#” alla riga), salvate e chiudete il file. Lanciate Timidity, ascoltate e decidete se il rapporto fra qualità ed efficienza è buono. Se non lo è, disabilitate qualcos’altro, e via dicendo.

3.3 – ASFXLOAD

Questo paragrafo è solo per i possessori di una Creative SoundBlaster originale. Se non la possedete, saltate pure al paragrafo successivo.

Se avete una Sound Blaster della Creative Labs o una scheda sonora che supporti la funzione “Wavetable” (andate qui per vedere se ha tale funzione: http://www.alsa-project.org/main/index.php/Matrix:Main) potete caricare i soundfont direttamente nella memoria della scheda sonora, eliminando la necessità di dover usare QSynth e altre cose che spiego dopo.
Se non avete la funzione Wavetable, saltate pure questo paragrafo.

Altrimenti, installiamo asfxload:

sudo apt-get install awesfx

Se volete usarli basta aprire la console e scrivere:

asfxload /usr/share/sounds/sf2/nome_del_soundfont

Oppure se volete averli sempre automaticamente disponibili in Rosegarden andate nelle impostazioni e cliccate “Carica sound fonts all’avvio”, mettete asfxload come comando e /usr/share/sounds/sf2/nome_del_soundfont

Per esempio:
asfxload /usr/share/sounds/sf2/PC51f.sf2

Li ritroverete nei vari programmi selezionando come uscita Emu10k1 Port 0

Per liberare la memoria:

asfxload -i

Il volume è determinato solamente dalla scheda sonora, quindi aprite alsamixer e regolatelo dall’uscita synth

Nei sistemi a 64 bit asfxload vedrà la metà della memoria, quindi anche il soundfont PC51f.sf2 provocherà un errore di memoria al tentativo di caricamento (sfxload: no memory left). Potete provare a estrarre dal CD di installazione della SoundBlaster i soundfont minimalistici venduti con la scheda, gli 8MBGMSFX.sf2, (non credo che scaricarli da internet sia legale) o cercarne di leggerissimi in rete, copiarli in /usr/share/sounds/sf2/ e poi caricarli così:

asfxload /usr/share/sounds/sf2/8MBGMSFX.sf2

 

3.4 – Bristol

Bristol è un emulatore di una serie enorme di sintetizzatori vintage, soprattutto i mitici Moog (a proposito: lo sapevate che si pronuncia con una o chiusa, “mog“, come “door”?). Per vederlo dentro agli altri programmi occorre:

– Lanciarlo aprendo il terminale e scrivendo:
mono /usr/lib/monobristol/monoBristol.exe
e premendo invio.
– Scheda “Configure” → Advanced Mode “On”
– Audio Driver: Jack. Selezionate anche “Jack – auto-connect”
– MIDI driver: ALSA
– “Applica”

Tornate sul tab Synths e premete un sintetizzatore a caso, che vi apparirà in tutto il suo splendore.

Bristol

Bristol

 

4. Configurazione degli effetti

Fin qui abbiamo configurato il sistema per farlo funzionare bene con la musica, abbiamo installato i programmi che useremo per comporre e registrare, abbiamo installato e configurato gli strumenti musicali che useremo per arrangiare i nostri pezzi, quindi mancano solo gli effetti, cioè quelle cose che daranno corpo alle nostre registrazioni: distorsori, riverberi, echi, phaser, flanger, equalizzatori, chorus e via discorrendo.

In realtà, anche in questo caso sono già installati, configurati e pronti. In questo capitolo vedremo solo una piccola panoramica per capire come sono stati divisi e configureremo dssi-vst, lo strumento che serve per vedere dentro Linux alcuni effetti VST (tipicamente creati per Windows e Mac).

4.1 – Panoramica

Gli effetti per Linux sono principalmente di tre tipi: standalone, LADSPA e LV2.
Standalone: non li vedete dentro ai vari programmi. Dovete lanciarli dalla dash e poi collegarli con Jack. I più noti e usati sono per la chitarra: Rakarrack e Guitarix.
LADSPA: sono dei plugin, e sono i vecchi effetti per Linux. La maggior parte degli effetti è scritta ancora con questa tecnologia, ma pian piano la si sta abbandonando perché non ha interfaccia grafica. Quando richiamate gli effetti LADSPA all’interno delle applicazioni infatti vedete una serie di barre colorate o di manopole con i parametri da cambiare, ma niente simpatiche interfacce grafiche.
LV2: Sono uguali ai LADSPA ma supportano l’interfaccia grafica, quindi alcuni di loro ce l’hanno. Sono quanto di più simile ai VST che possa esistere per Linux. Oggi quasi tutti scrivono i plugin degli effetti in quel formato. Purtroppo, alcuni cominciano a essere a pagamento…

Alcuni sono misti: esistono sia sotto forma di LV2 che sotto forma di LADSPA, alcuni si vedono dentro i programmi ma volendo si possono anche lanciare standalone, e così via. Come dicevo, sono già tutti installati e configurati, quindi qui non occorre esaminarli. Ne vedremo qualcuno in seguito ma sta a voi scoprirli e provarli.

Ora invece cerchiamo di configurare una brutta bestia: DSSI-VST, un programmino che vi permette, con molte limitazioni, di vedere i VST:

4.2 – VST

Premetto subito che se non sapete cosa sono i VST o non ne avete bisogno, potete saltare tranquillamente questo paragrafo.

DSSI-VST è un pacchetto, che una volta installato configura varie cose e vi permette di lanciare un programmino da riga di comando, chiamato vsthost, che vi permette a sua volta di aprire i file .dll dei VST. A loro volta i VST li potete scaricare direttamente come singole dll (la maggior parte di quelli free è così), oppure installare con Wine.

Limitazioni:
– purtroppo vsthost non vedrà i preset di molti VST. Vedrà solo i preset di quei VST che hanno il tasto per la scelta del preset direttamente nell’interfaccia grafica, ma non gli altri.
– funzionano solo alcuni effetti VST. Non funzionano gli strumenti, se non qualche semplice Synth.

Vediamo ora come configurare il tutto:

– create nella vostra /home una cartella VST (tutto maiuscolo) in cui terrete tutti i VST
– installate i vari VST sul vostro sistema. Occorre saper usare un po’ wine, ovviamente. Alcuni VST peraltro non vanno neanche installati, come dicevo; basta copiare una .dll nella cartella in cui terrete tutti i VST. Quando invece installate i VST dal programma di setup, a un certo punto vi chiede dove tenete i plugin, e voi dovete indicargli quella cartella
– aprire il file bashrc
mousepad ~/.bashrc
– In fondo scrivete:
VST_PATH=~/VST
export VST_PATH

– Salvate e chiudete.
– Riavviate la vostra sessione

A questo punto proviamone uno per vedere se funziona:

– Scaricate uno di questi free plugin: http://www.vstplanet.com/Effects/Effects.htm
– Io per esempio scarico “Classic Reverb”: premo su “Download”, scelgo “Aprire con gestore di archivi”. Poi trascino direttamente “Classic Reverb.dll” nella cartella VST
– Già che ci sono lo rinomino, visto che lo dovrò lanciare da terminale. Lo chiamo “classicreverb.dll”.
– Tasto destro nella finestra della cartella VST, “Apri nel terminale”
– Scrivo nel terminale:
vsthost ./classicreverb.dll

Se tutto è andato bene, vedrete l’interfaccia grafica dell’effetto.
Come potete notare però non ci sono i preset 🙁

 

5. Prova del sistema: suonare live

Ora che è tutto pronto, per capire come funzionano i programmi e tutto l’ambiente, proviamo qualche esempio di suono live. Con questi esempi proverò a spiegare il metodo di lavoro per interfacciare tutti i vari software, effetti e strumenti visti fin ora.

5.1 – Suono pulito

Prima di tutto proviamo con un suono pulito. È la cosa più semplice possibile. Se non riuscite in questo, rivedete da capo la guida: è impossibile passare oltre.

Colleghiamo perciò una fonte sonora alla scheda audio. Un microfono in genere va benissimo, ma potete provare qualunque cosa. Mi raccomando: deve essere una fonte audio, non midi. Quindi qualcosa collegato con un jack, piccolo o grande che sia, o dei pin RCA, o una presa bilanciata. Non certo qualcosa di USB o di seriale o qualsiasi altro cavo…

Assicuratevi di aver acceso le casse, o meglio di aver collegato la cuffia. Lo scopo è la “prova microfono”, cioè sentirsi.

– Accendiamo il computer con il kernel lowlatency tenendo premuto Shift (il tasto Maiuscole) e scegliendo il più in alto dei “lowlatency” presenti. Si sceglie con le frecce, si seleziona con Invio.
– Arrivati nel desktop, lanciamo QjackCtl dalla dash
– Andiamo nelle Impostazioni e selezioniamo la nostra scheda sonora dal tasto “>” a destra di “Interfaccia”.
– Sotto “Driver” scegliamo “firewire” se abbiamo una scheda firewire, “alsa” in tutti gli altri casi.
– Mettiamo a posto i parametri come spiegato nel paragrafo 2.5
– Chiudiamo le impostazioni e premiamo “Avvia” su QjackCtl. Se non parte, abbiamo sbagliato qualche parametro. Riproviamo finché non parte.
– Premiamo “Connetti” e nella scheda “Audio” colleghiamo il system di sinistra al system di destra (basta trascinare). Come in figura:


Tutto ciò che a sinistra, è l’uscita di qualcosa, tutto ciò che è a destra è l’entrata. Ovvero: le cose elencate a sinistra sono porte di sola lettura, mentre quelle a destra di scrittura.
In questo caso, a sinistra c’è “tutto ciò che esce dalle cose attaccate alla scheda sonora” e a destra ci sono le casse (o la cuffia) (“tutto ciò che entra nelle cose attaccate alla scheda sonora“).

– Apriamo il terminale e lanciamo alsamixer. Alsamixer è un filtro che decide in “Cattura” cosa fa uscire o meno “da destra” e in “Riproduzione” cosa far entrare o meno in ciò che colleghiamo al retro della scheda sonora (casse, cuffia, eccetera).
– Nel caso che abbiamo più di una scheda, con F6 scegliamo la scheda sonora che vogliamo utilizzare.
– Nella scheda “Riproduzione”, alziamo il volume. In questa scheda decidete se usare la cuffia, le casse, entrambe, eccetera. Qui ogni scheda è diversa. In genere c’è un “Master” che va alzato, ma possono esserci anche altri parametri, come “Headphone” che sono le cuffie. Alcune schede hanno solo un parametro, altre ne hanno cento. Auguri.
– Per spostarvi usate e sulla tastiera
– Per alzare e abbassare i volumi usate e sulla tastiera
– Per ammutolire e abilitare i vari parametri premete il tasto M sulla tastiera.
– In questo momento è normale che non sentiate nulla.
– Premiamo TAB (il tasto della tastiera a sinistra della lettera Q) finché si visualizza la scheda “Cattura“. Qui dobbiamo alzare il volume del microfono o della chitarra. Anche qui vale lo stesso discorso di prima: ogni scheda è diversa e dovete arrangiarvi finché sentite in cuffia quello che state dicendo nel microfono.
– Per attivare /disattivare i vari parametri, usate la barra spaziatrice sulla tastiera.

A titolo d’esempio, ecco cosa ho dovuto fare io per attivare l’ingresso ausiliare collegato al frontalino anteriore della mia vecchia SoundBlaster Live! Platinum:

Riproduzione:
Alsamixer

Cattura:
Alsamixer

Per attivare il microfono del medesimo frontalino, devo attivare sia “Line” che “LiveDrv1”, per esempio. Insomma: dovete provare un bel po’ prima di capire gli ingressi e le uscite della vostra scheda.

A questo punto se sentire la vostra voce in cuffia, la prova è riuscita. Questa più o meno sarà sempre la situazione da cui partirete. Ora proviamo a mettere qualcosa in mezzo…

5.2 – Aggiungere un effetto

Scolleghiamo tutto andando su “Connessioni” in QjackCtl, e premiamo “Disconnetti tutto”.

Che stiamo parlando nel microfono o che abbiamo collegato la chitarra, proviamo a collegare un effetto.
Andiamo nella dash e lanciamo Rakarrack

Automaticamente, dovremmo avere una situazione simile:

Rackarrak

Come vedete, Jack ha collegato system sinistro (il microfono) a rakarrack destro (l’ingresso degli effetti) e rakarrack sinistro (l’uscita degli effetti) a system destro (le casse o la cuffia).

Gli effetti non sono ancora attivati: premete su “Fx on” in alto a sinistra e occhio al possibile fischio che ne deriverà…
Premendo su “Bank” potete sbizzarrirvi coi preset.

Ora capite come funziona? Jack connette tutto quello che caricate in memoria con gli ingressi e le uscite della scheda sonora.

Ora proviamo ad aggiungere molti effetti in un unico rack, come si fa nella realtà nei concerti live. Ma prima chiudiamo Rakarrack e premiamo “Disconnetti tutto” nel caso sia rimasto qualche collegamento in “Connessioni” di QjackCtl.

Esercizio per casa: provate con Guitarix.

5.3 – Effetti in cascata

I tantissimi effetti che abbiamo installato si possono mettere in cascata in un unico rack, tramite un’applicazione che si chiama Lv2Rack per gli effetti di tipo LV2, “Jack Rack” per gli effetti di tipo LADSPA. Per quelli standalone, basta usare il metodo descritto nel paragrafo precedente.

Facciamo un esempio con Jack Rack:

– Lanciamo Jack Rack dalla dash
– Premiamo il “+” verde in alto a sinistra e aggiungiamo questi effetti:
– Amplitude → Dynamics → Compressors → C* Compress
– Simulators → C* AmpVTS
– Simulators → C* CabinetII
– Simulators → Reverbs → C* Plate

Ognuno poi lo abilitiamo così:

jackrack
In questo modo ho simulato un effettino di distorsione per chitarra (brutalissimo). Ovviamente, dobbiamo collegare system sinistro a Jack Rack destro, e Jack Rack sinistro a system destro in “Connessioni” di QjackCtl.

Per gli effetti LV2 dobbiamo usare Lv2Rack. Che però non funziona in cascata: ne apriamo uno per ogni effetto, poi colleghiamo con jack.

Ora scolleghiamo di nuovo tutto e chiudiamo Jack Rack o Lv2rack.

5.4 – Collegare una tastiera

Se abbiamo una tastiera MIDI, colleghiamola all’ingresso della scheda sonora. Se non ce l’abbiamo, lanciamo vmpk dalla dash.
Ora dobbiamo decidere con quali suoni suonare…

Proviamo prima con QSynth. Se l’abbiamo configurato bene come descritto precedentemente, e facciamo i collegamenti giusti, dovremmo essere in grado di suonare in diretta con i suoni dei soundfont che vogliamo.
I collegamenti vanno fatti sempre in “Connetti” di QjackCtl, ma nella scheda “Alsa”:

Jack

A sinistra, in questo caso c’è “MPU-401” che è il MIDI di un’eventuale tastiera collegata dall’esterno, e “VMPK” che è la nostra bella tastiera virtuale, entrambe che mandano i loro segnali a “FLUID-Synth”, che poi è QSynth, Date un’occhiata anche alla scheda Audio per vedere se il synth è connesso alle casse.

Se provate un po’ a strimpellare, sentirete provenire i suoni da QSynth.

Chiudiamo QSynth, poi apriamo Hexter dalla dash.
In questo caso i collegamenti saranno uguali, solo che al posto di “FLUID-Synth” selezioneremo “Hexter”.

Ne avete molti da provare: oltre a tutti i vari soundfont dentro a QSynth, avete ams, amSynth, zynaddsubfx e suo cugino yoshimi, zynjacku, monobristol (quest’ultimo si lancia da Alt+F2 e poi nelle impostazioni avanzate va impostato “Jack” per l’audio e “ALSA” per il MIDI: provatelo, è stupefacente), mx44

Nota: ad alcune persone, dopo aver cambiato i soundfont, QSynth sembra funzionare (le lucette si accendono) ma non produce alcun suono. Controllate in questo caso se i collegamenti fra i soundfont e i canali MIDI sono stati fatti, premendo su “Channels“.

 

6. Registrazione: Rosegarden, Hydrogen

Ora che abbiamo configurato Rosegarden, Ardour e Hydrogen possiamo cominciare a registrare la nostra canzone. Assicuriamoci di aver avviato Ubuntu con il kernel lowlatency, apriamo quindi, in quest’ordine:
– QJackCtl. Date un’occhiata alle impostazioni per vedere se avete messo la scheda giusta e altre cose, premete Avvia e assicuratevi che sia partito.
– QSynth. Controllate che i soundfont siano caricati. Disattivate chorus e riverbero se volete.
– Eventualmente potete caricare altri QSynth con altri soundfont, memoria permettendo.
– Hydrogen
– Rosegarden
– alsamixer → F6 per selezionare la scheda. Da tenere sempre lì per avere diretto controllo alla scheda sonora e ai volumi

A questo punto prima di procedere non resta che studiare i programmi che usiamo.

Per Rosegarden: http://www.rosegardenmusic.com/resources/

Per Hydrogen: http://www.hydrogen-music.org/

6.1 – Esempio senza Ardour

Prima di tutto è necessario fissare il metro e il tempo della canzone, altrimenti i software andranno per conto loro senza sincronia.

Rosegarden:
– Posizionatevi all’inizio della canzone e premete: “Composizione” → “Apri l’editor di tempo e di metro”.
– Doppio click sulla riga “Ritmo”. Cambiatelo a vostro piacimento. Lo stesso per il tempo. Sarà sempre possibile cambiarli in futuro, e variarli in successivi eventuali cambi di metronomo all’interno del brano.

Hydrogen:
Il metronomo di Hydrogen è in bella vista nel player, basta cliccarci sopra.

A questo punto la cosa migliore è comporre una piccola base di batteria con Hydrogen. Basta un tempo base, che andrete a modificare man mano che la canzone procederà.
Per usare al meglio Hydrogen, leggete bene il tutorial.

6.2 – Impostare gli strumenti musicali

Su Rosegarden:
– Lanciate gli strumenti che volete usare (QSynth, Bristol…).
– “Studio” → “Gestisci dispositivi MIDI”.
– Premete su “Nuovo” e rinominate lo strumento, quindi a destra collegatelo con la porta effettiva dello strumento. È come fare i collegamenti dentro QjackCtl, ma è più veloce e intuitivo
– Se per esempio avete un modulo esterno collegato via MIDI a una SoundBlaster, imposterete l’uscita su “Emu10k1 MPU-401”. Se avete Timidity, lo imposterete su Timidity. Se avete precaricato nella SoundBlaster Creative i soundfont tramite asfxload, imposterete “Emu10k1 Port 0”. Se usate i soundfont con QSynth, imposterete “Synth input port”, se avete usato Bristol, impostate “Bristol”, eccetera.
– Come dispositivo di registrazione, se non digitate a mano le note MIDI ma vi aiutate con una tastiera esterna collegata via MIDI, sceglierete MPU-401. Se usate VMPK imposterete quello. Ovviamente la cosa migliore è usarli entrambi

Rosegarden

Se avete un modulo esterno (rack o tastiera che sia) che vi fa da orchestra MIDI, o dei soundfont tipici o di default dentro QSynth per esmepio, avete un dispositivo “General MIDI”. Il quale, ha già tutti i nomi degli strumenti precaricati, che è una bella comodità. Per far questo, selezionate il dispositivo (nel mio caso selezionerò “QSynth”), premete su “Banco” e selezionate “General MIDI”.

Se avete un dispositivo esterno classico (Korg X3, Roland TD-8, Yamaha Motif eccetera eccetera) selezionatelo, premete “Banchi”, selezionatelo ancora, premete “Importazione in corso…” e sperate che sia nell’elenco. Il mio c’è ^_^ Una volta caricato, avrete anche tutto l’elenco degli strumenti della vostra tastiera.

6.3 – Assegnare più istanze di QSynth

Se avete più istanze di QSynth, vi farò un esempio in cui ho caricato tre istanze di QSynth, ognuna con dei soundfont diversi:
QSynth1 → FluidR3_GM.sf2
QSynth2 → PC51f.sf2
QSynth3 → steinbow_mg.sf2

Rinominateli. Io li ho chiamati “Qsynth-fluidfonts”, “Qsynth-PC51f” e “Qsynth3-steinbow”:

Qsynth

Qsynth

Qsynth

Qsynth

Tornate in Rosegarden e cambiate il nome e/o aggiungete dispositivi di riproduzione, assegnando un nome corrispondente all’output giusto:

Rosegarden

– Premete su “Banchi…” Come vedete, “QSynth-fluidfonts” ha già capito di essere General MIDI (alcuni font riescono a comunicarlo al software), mentre QSynth-PC51f no. Inoltre dobbiamo anche assegnare i nomi degli strumenti a QSynth-steinbow.
– A sinistra selezionate QSynth-PC51f e premete su “Importazione in corso…”
– Nel percorso selezionate /usr/share/sounds/sf2
– Nel “Files of type” selezionate “Fonti di suono (*.sf2 *.SF2)”
– Dall’elenco scegliete PC51f.sf2 e quindi Open, e infine OK
– Fatelo anche per Steinbow, con i relativi soundfont.

Rosegarden

Chiudete e andate nella finestra principale di Rosegarden.

 

6.4 – Assegnazione dei dispositivi e degli strumenti MIDI

Prima di tutto, a ogni traccia date il nome del soundfont e dello strumento, così da ricordarvi.

Rosegarden

In questo esempio ho messo un po’ tutto quello che serve, in ordine di complicazione: due strumenti semplici da due soundfont diversi, una batteria, un modulo di sintetizzatore interno e due strumenti dello stesso dispositivo. Li vedremo passo passo nel prossimo paragrafo.
– Nella traccia 1 ho messo il basso dei soundfont “fluidsynth”
– Nella traccia 2 ho messo il primo dei quattro pianaoforte dei soundfont “steinbow”
– Nella traccia 3 ho messo uno dei Moog caricato con Bristol. In particolare, il programma n.3 di quel Moog è carino.
– Nella traccia 4 ho messo il drum kit Jazz dei soundfont PC51f
– Nella traccia 5 ho messo il suono chiamato “Lotus” dello Yamaha DX-7 emulato da Hexter
– Nella traccia 6 ho messo il suono chiamato “Dreamworld” del mio Korg 05R/W collegato esternamente via MIDI.
– Nella traccia 7 ho messo il suono chiamato “Woodwinds” del mio Korg 05R/W collegato esternamente via MIDI

Sempre su Rosegarden, assegniamo ora gli strumenti:

Cominciamo con il primo, “Basso Fluidsynth”. Lo selezioniamo.
Prima di tutto, a sinistra sotto “Parametri di traccia” gli diremo che il dispositivo è QSynth-fluidfonts, e poi in “Parametri dello strumento” sceglieremo il banco e lo strumento desiderato:

Rosegarden

Ora facciamo la stessa cosa per “Piano 1 Steinbow”: lo selezioniamo a sinistra, e a destra scegliamo “QSynth-steinbow” come dispositivo. Poi, scegliamo il primo programma (Steinway Grand):

Rosegarden

per Bristol è molto semplice: come prima diciamogli che il dispositivo è Bristol, poi a me piace il suono numero 3 e quindi glielo imposto direttamente come strumento. Ovviamente dipende tutto dal sintetizzatore Bristol che avete lanciato precedentemente, che sia un Moog o un Korg o un Hammond eccetera. Ognuno di loro ha più di un suono. Quel “3” è il terzo suono del sintetizzatore da me lanciato prima.

Rosegarden

La batteria è più complessa. Se non usate Hydrogen come batteria ovviamente, i suoni percussivi nei soundfont “General MIDI” devono essere sempre messi sul canale #10. È una convenzione nata negli anni ’90 con i primi dispositivi che riproducevano MIDI file (tipicamente per il piano bar) che non capivano se si trattava di uno strumento o di un drum kit, per cui per convenzione se gli si impostava il decimo canale loro facevano subito partire la batteria, e lo strumento impostato determibnava il tipo di batteria (rock, acustica, jazz, elettronica…). Infatti, lo vedremo dopo, ogni dispositivo può suonare contemporaneamente solo 16 strumenti, e ha appunto 16 canali. Il decimo è sempre riservato alla batteria. Rosegarden in realtà può far suonare la batteria anche su altri canali, ma è meglio rispettare gli standard, quindi selezioniamo:
– Dispositivo: QSynth-PC51f
– Canale 10 (appena sotto Dispositivo), elenco di # seguiti da un numero)
– Barriamo con una X la casella “Percussioni”
– Impostiamo il banco e il preset desiderato. In questo caso il jazz drum kit.

Ci sono anche moduli esterni richiamabili da Rosegarden senza per forza lanciarli preventivamente. Hexter, l’emulatore di Yamaha DX-7, è uno di questi. Per attivarlo, selezionate la traccia desiderata e poi:
– Dispositivo: Modulo del sintetizzatore
– click su “Nessun sintetizzatore”
– si apre una finestra, dal cui menu a tendina “Modulo” scegliamo “Hexter”
– Come programma, a me serviva “Lotus” e quello ho messo.
Da notare che, soprattutto per altri synth, premendo su “Editor” ci sono delle belle interfacce grafiche.

Rosegarden

Adesso mettiamo il caso che io voglia usare due strumenti del mio modulo esterno Korg (ma il procedimento è lo stesso se voglio usare due strumenti di QSynth-fluidfont per esempio).
Come vi dicevo, un singolo dispositivo ha 16 canali MIDI, ognuno dei quali può quindi suonare al massimo 16 strumenti contemporaneamente (polifonia massima permettendo).
Quando perciò vado a impostare gli strumenti sullo stesso dispositivo in tracce differenti con strumenti diversi, devo sempre stare attento ad assegnare canali MIDI diversi.
In questo caso come vedete ho dato il canale 2 allo strumento “Dreamworld” e il canale 1 allo strumento “Woodwinds” dello stesso dispositivo Korg 05R/W, di cui sono un fortunato possessore e che ho collegato alla presa MIDI OUT della scheda sonora (vista dai programmi con il nome di MPU-401):

Rosegarden

6.5 – Registrare le tracce MIDI

Di fianco a ogni traccia, Rosegarden vi presenta due pallini. Quello chiaro, se deselezionato vi azzittisce la traccia. L’altro, se selezionato mette in registrazione la traccia.
Selezionate quindi la registrazione su una traccia e premete il pulsantone rosso della registrazione: state registrando!
A questo punto potete anche registrare e riascoltare le vostre performance, magari cambiando strumento successivamente.

Quando si hanno più fonti, è normale che i volumi siano completamente sballati. Andate in alsamixer ed aggiustateli nella scheda “Riproduzione” finché non ottenete più o meno lo stesso effetto di quando ascoltavate la base con una sola macchina MIDI. Per aiutarvi coi singoli volumi, silenziate le tracce che non vi interessano.

Modificate la base midi come vi pare, tenendo presente che comunque potrete modificarla e cambiare strumenti anche strada facendo.

Per modificare o immettere a mano le note, utilizzate la guida di Rosegarden:
http://www.rosegardenmusic.com/resources/

Man mano che registrate note, strumenti e tracce su Rosegarden, andate su Hydrogen e modificate la batteria a seconda delle vostre esigenze.

6.6 – Esempi con Ardour

Ora che avete capito come funziona tutto, potete studiare Ardour. Questo programma permette di usare audio e MIDI insieme, di lanciare QSynth come plugin interno (Calf Fluidsynth) e quindi di esportare come audio tutto con un click, compresa la parte MIDI.
Ci sono guide a non finire per Ardour, anche video.
Se il sistema di collegamento di entrate e uscite di Ardour vi sembra difficile, potete sempre usare QJackCtl per collegare e scollegare. Potete sempre aggiungere cose esterne come Bristol o Hydrogen, e registrare successivamente, se non sono presenti come plugins.

Ardour

Ardour è molto complesso ma per i nostri scopi non useremo tutte le sue molteplici funzioni. L’importante è premettere il funzionamento generale di Ardour:
– Il suono proveniente da fonti esterne, detto “System:Capture_1” e “System_Capture_2” (il microfono, Qsynth, tutto quello che avete impostato nella sezione “Cattura” in alsamixer, eccetera) si può immettere una traccia audio di Ardour.
– L’audio di ogni traccia si può far passare per un effetto LADSPA o LV2. Ossia: si prende l’uscita di una traccia audio e la si manda all’effetto, e l’uscita dell’effetto lo si manda a “Master IN”.
– Il “Master” prende le fonti che gli mandiamo e ne controlla il volume (e il pan, cioè il bilanciamento sui canali destro e sinistro) e per default manda tutto alle casse o alla cuffia.

Quando esportiamo il risultato finale della nostra composizione, Ardour riproduce velocemente tutto quello che passa per il Master e invece di mandarlo alle casse lo trasforma in un file.

Schematicamente, e in maniera estremamente semplificata, il comportamento minimo di Ardour è:
Fonte sonora → traccia audio → effetti → Master → casse o cuffia

Consiglio lo studio approfondito di Ardour, con questa ottima guida.

Create qualche traccia audio: mono per la voce, stereo per ogni strumento che registrerete dalle macchine MIDI, stereo per ogni strumento generato da un VST.
Per essere pratici, facciamo un esempio semplice: una traccia mono che chiamerete “Voce”, una traccia stereo che chiamerete “Chitarra” e una traccia stereo che chiamerete “Basso”.

Ardour

A questo punto aprite il mixer. “Window” → “Mixer” → “Show”
Vi si aprirà una finestra in cui ogni traccia (ogni colonna) ha un input, uno spazio vuoto, un cursore per il volume, un altro spazio vuoto e l’output. A destra, c’è il Master.
Nella colonna della traccia “Voce” premete in alto su “1” (o su “1/2”, o “2”)e vedete che da qui si può decidere da quale ingresso registrare.

Se invece vogliamo connettere e disconnettere ingressi e uscite, si fa da qui: “Window” → “Connessioni Audio”. Notate che c’è anche per le connessioni MIDI.
È un’altra interfaccia Connessione di QJackCtl, in pratica. Vedete voi qual è più comoda.

Ora, abbiamo deciso “Voce” da dove prenderà il segnale. Prima di decidere per tutte le altre tracce, dovremmo anche dire ad Ardour a quale traccia spedire l’audio di “voce” una volta registrato. Per fortuna ci pensa già Ardour a mandare l’uscita di tutte le tracce alla traccia Master. Se infatti premete, nel mixer, sul bottone “Master” della traccia “Voce”, vedete che abbiamo varie opzioni a cui mandare l’uscita di questa traccia.

Ma la traccia “Master”, a chi manda l’uscita? Ovviamente alle casse (o la cuffia), ossia “out 1+2”. Per vedere la finestra delle connessioni potete sempre fare come prima (Winodow, Connessioni Audio) ma vedete che c’è anche la scorciatoia nel mixer: nella traccia master, in basso il tasto “1/2” se premuto permette di scegliere anche “Routing Grid”. Se nel Routing Grid premiamo sul tab “Hardware” vediamo che l’uscita è impostata su playback1 e playback_2 System, cioè le casse.

In pratica abbiamo detto ad Ardour di registrare nella traccia “Voce” quello che proviene dalla scheda sonora e di mandarlo al Master, e quindi abbiamo detto al Master di mandare tutto alle casse.
system:capture → IN “Voce” OUT → IN Master OUT → system:playback

Se andiamo su QjackCtl e premiamo “Connetti” vediamo graficamente quello che abbiamo fatto. Che è un chaos inenarrabile; farlo a mano ci sarebbe costato numerosi grattacapi. Fortunatamente le interfacce testé viste di Rosegarden e di Ardour ci aiutano notevolmente a semplificare il lavoro di connessione dei dispositivi:

Jack

Adesso però dobbiamo dire al nostro computer che cosa effettivamente deve uscire da quel fantomatico “system:capture” (che poi è la nostra scheda sonora) che andrà a finire nella nostra traccia “Voce”. In questo caso dobbiamo far uscire soltanto il microfono, perché nella traccia “Voce” bisogna registrare solo la voce: lapalissiano, nevvero?

Collegate quindi il microfono alla scheda sonora. Ora dovete fare in modo di ascoltare la base prodotta da Rosegarden insieme alle altre tracce di Ardour, ma registrare SOLO il microfono.
– Andate in alsamixer, nella scheda Riproduzione e alzate il volume generale, se non è già alzato.
– Se la vostra scheda lo permette, potete alzate il volume del microfono nella vista “Riproduzione” se volete sentire il ritorno della vostra voce mentre cantate. Se la vostra scheda non lo permette, potete collegare System:capture a system:playback direttamente nella scheda Connessioni di Jack Control.
– Escludete tutto ciò che non volete sentire.
– Sempre in alsamixer, andate nella vista Cattura (tasto TAB) e abbassate tutto tranne il volume principale di cattura (in genere “Capture”) e il volume del microfono (in genere “Mic”, ma nei frontalini esterni delle Creative per esempio è “LiveDrive 1”).
– In alcune schede sonore bisogna selezionare una determinata fonte, la quale esclude alcune altre fonti. Un esempio nelle schede Creative Audigy e simili: l’interruttore “Line” permette di registrare dal frontalino, ma poi bisogna anche selezionare “Livedrive 1” e/o “LiveDrive 2” rispettivamente per il microfono o i due pin stereo. Se invece accendete l’interruttore “Mix” allora abiliterete tutti gli ingressi possibili, compreso quello che state ascoltando, rischiando di creare dei loop assordanti.
– spostandovi con il tasto TAB selezionate la riproduzione o la registrazione, spostandovi con le frecce destra e sinistra selezionate la fonte desiderata, premendo “M” la silenziate, premendo la barra spaziatrice la selezionate per la registrazione.

Alsamixer

Alsamixer

Per vedere se siete pronti per registrare, basta vedere nella finestra principale di Ardour in corrispondenza della traccia “Voce” se la barretta del volume dà segni di vita o meno se parlate nel microfono. Se sì, fate qualche prova urlando nel microfono al massimo volume che pensate possiate raggiungere registrando la canzone, abbassando il volume di registrazione nel mixer di Ubuntu fino a che non vedrete più picchi rossi nell’indicatore del volume di registrazione della traccia “Voce” di Ardour.

A questo punto premete il pallino rosso della traccia “Voce”, il pallino rosso in alto a sinistra nel controllo principale di Ardour, e quindi Play per registrare.

Ardour

6.7 – Registrare in audio le tracce MIDI e di batteria

Ovviamente durante tutto questo processo, potrete modificare la traccia di batteria spostandovi su Hydrogen, ma è anche probabile che vogliamo cambiare alcuni strumenti della base MIDI, perché quando l’abbiamo composta non abbiamo tenuto conto delle frequenze di voce e chitarra.

Se la batteria l’avete fatta con Hydrogen, vi conviene tenere fino alla fine Hydrogen e poi esportare in un file audio (“File” → “Esporta la canzone”), da importare come traccia aggiuntiva in Ardour. Se gli strumenti MIDI e la batteria li state facendo con il MIDI di Ardour, tanto meglio. Se state facendo tutto con Rosegarden, esportate ogni traccia MIDI come MIDI e importatele singolarmente come tracce MIDI in Ardour.

In Ardour poi caricate Calf Fluidsynth come plugin, assegnategli il soundfont che volete per ogni traccia e siete a posto.

Ardour5 illustrazione 1

Nel mixer, trascinate poi Calf Fluidsynth sopra a Fader.

 

 

6.8 – Effetti e downmix

Ora possiamo chiudere Rosegarden. Non dimentichiamoci di salvare la sessione di Ardour e procediamo a mettere gli effetti.
In sostanza ora abbiamo tutto su audio, ma sono suoni secchi, senza riverbero, chorus, compressore, equalizzatore, echo/delay e via dicendo.
Andiamo nella finestra mixer di Ardour. Vedete che per ogni colonna/traccia c’è uno spazio vuoto tra input e volume, e tra volume e output. È nello spazio vuoto tra volume e output che metteremo gli effetti LADSPA, in modo che il nostro schemino, per ogni traccia, diventi:
system:capture → IN Traccia OUT → effetti → IN Master OUT → system:playback

In un vero studio analogico si usava un passaggio in più: si tenevano da parte gli effetti fissi, e poi per ogni strumento si decideva “quanto effetto” mandare al mixer. La cosa è più intuitiva e meno complessa di avere una cascata di effetti (ognuno da configurare) diversa per ogni strumento, ma lascia molta meno libertà. Visto che possiamo, prendiamoci un po’ di tempo e usiamo uno studio in cui abbiamo infiniti effetti da collegare autonomamente a ogni strumento (naturalmente alcune tracce possono essere raggruppate e comportarsi come una singola traccia, e per esempio mandarli a una traccia virtuale di soli effetti, detta “Bus”, la cui intensità possiamo variare durante la riproduzione: per tutto questo vedi la guida ufficiale).

Gli effetti li possiamo mettere in due posizioni:
1- tra l’ingresso e la traccia
2- tra la traccia e il master
La differenza tra i due metodi consiste nel variare gli effetti insieme al volume della traccia, o mantenere il volume degli effetti variando solo quella traccia.

Copio direttamente un post dell’utente lorenzogabriele (che ringrazio) del forum italiano di Ubuntu per capire meglio la differenza tra i due metodi:
La differenza sta nel momento in cui si applicano gli effetti, se prima o dopo il passaggio attraverso il fader; mettendo ad esempio un compressore nella zona post fader e agendo sull’automazione del movimento del fader si avranno delle parti (quelle con il fader alto) in cui la traccia risulterà compressa e delle parti (quelle con il fader basso) in cui il basso volume non permetterà al segnale di attraversare la soglia del compressore. Bisogna dunque scegliere se si vuole una voce compressa sempre alla stessa maniera che però cambi di volume oppure una voce che ad alti volumi sia compressa e a bassi volumi mantenga inalterata la sua dinamica. Importante è non confondere l’automazione del guadagno (gain) con l’automazione del fader perché solo con il secondo tipo si avrà questa possibilità… Se si agisce con l’automazione del gain (quella del quarto pulsantino dopo slide edit) si avrà sempre una traccia compressa ad alti volumi e non compressa a bassi volumi.
In ogni caso credo che per un principiante dell’audio la cosa più intelligente da fare sia mettere tutti gli effetti nella zona pre-fader in modo che un cambiamento di volume per motivi diversi non possa fare scherzi sull’impostazione della soglia dei processori dinamici.

In Ardour, graficamente i due metodi sono visualizzati per ogni traccia nella finestra Mixer in questo modo:
Ardour

Ora che sappiamo la teoria, continuiamo con la produzione della nostra canzone:
Premiamo il tasto destro del mouse in corrispondenza dello spazio vuoto tra il volume e output (“1” nella figura), e scegliamo “Nuovo plugin” → “Gestore dei plugin”. Ci appare una lista degli effetti LADSPA, LV2 e, se abbiamo installato DSSI-VST con dei VST, anche alcuni VST.

Per la voce, abbiamo bisogno di un riverbero che abbia l’ingresso mono e l’uscita stereo (uno ottimo è “C* Plate”), mentre per gli strumenti abbiamo bisogno di un riverbero con ingresso stereo e uscita stereo (quindi nel nostro esempio “C* Plate2x2”). Occhio che vanno in cascata dall’alto verso il basso, quindi sta a voi decidere se preferite, per esempio, riverberare un suono con del chorus, o mettere il chorus su un suono riverberato. Molto utile è anche l’equalizzatore: “C* Eq” o “C* Eq2x2” sono molto comuni e versatili.
Se avete letto la guida di Ardour, avete visto che si possono cambiare in una singola traccia anche i singoli parametri dei singoli effetti, mettendoli a grafico. Per esempio possiamo aumentare durante un acuto della voce le dimensioni della stanza dell’effetto riverbero, creando un tipico effetto “la stanza diventa uno stadio mentre sto cantando”, oppure possiamo aumentare il threashold del flanger, creando quell’effetto di “suono che si sporca e diventa sempre più alieno” usato molto spesso per esempio dai Queen (in “The Miracle” alla fine quando dice “end to war” sulla parola “war”).

Se volete usare un effetto VST che per qualsiasi ragione non c’è nell’elenco, lanciatelo con il metodo descritto nel capitolo su dssi-vst, poi come effetto in Ardour invece di “Nuovo plugin”, scegliete “Nuova mandata…”. A destra trovate l’effetto VST caricato. Aggiungete ai campi “out 1” e “out 2” i due “in_1” e “in_2” al solito modo.

Quando poi ascoltate il prodotto finale, tenete conto che se sentite dei disturbi essi possono essere dovuti a un difetto nella registrazione o soltanto nella riproduzione. Se sono nella registrazione (per sincerarsene basta mettere in “solo” la traccia che ci sembra faccia difetto e riprodurla più volte per sentire se fa sempre lo stesso difetto nello stesso punto) bisogna registrare di nuovo. Se sono nella riproduzione non c’è problema, in quanto quando faremo l’export del file, Ardour farà tutti i calcoli scientificamente senza affidarsi ai problemi di sync realtime della riproduzione.

Se tutto ci sembra ok, salviamo e andiamo su “Sessione” → “Esporta” → “Esporta la sessione corrente come audio”. Il gioco è fatto.
Il file wav prodotto può già essere ascoltato su qualsiasi player, o trasformato in MP3 128k 44100Hz o qualsiasi altro formato da qualsiasi programma. Il formato consigliato per conservare i propri master è il FLAC (che è compresso ma senza perdita di dati, e soprattutto è un formato libero).

 

7. Strumenti di lavoro e svago aggiuntivi

Durante la produzione di un pezzo o anche solo come passatempo o studio per musicisti, Ubuntu vi mette a disposizione una serie lunghissima di strumenti di lavoro di ogni genere. Vediamone alcuni:

 

7.1 – Gmorgan: l’arrangiatore automatico

Gmorgan ci permette di testare la nostra canzone prima di costruire la base da zero. Assomiglia, in piccolo, a Band in a Box (che però è a pagamento, per Windows, ma funziona anche su Ubuntu grazie a wine, vedi i paragrafi seguenti). Ossia ha due funzioni:
– decidiamo lo stile (jazz, country, dance, quello che volete), colleghiamo una tastiera MIDI al computer, e mentre con la sinistra suoniamo solo gli accordi, con la mano destra suoniamo lo strumento solista. Gmorgan cambia al volo gli accordi degli altri strumenti: chitarra, basso, piano…
– per ogni battuta della canzone, gli diciamo con quale stile e quale accordo fare. Gli diciamo anche dove ripetere, quando ripetere, quando fare una variazione (per esempio un break o un fill, o un finale, o un’intro) e lui la esegue diligentemente. Se ci piace, la esportiamo come MIDI.

Prima il programma va configurato:

La prima volta che si avvia gmorgan, occorre dirgli un po’ di cose, altrimenti non funziona.
Avviatelo dalla dash e andate su Settings → Global. Otterrete una schermata che va configurata così:

GMorgan
Lì dove vedete selezionato “Timidity 0”, potete ovviamente scegliere quello che volete: QSynth, un rack esterno, la wavetable…
Premete “Save” e riavviate gmorgan.

Ora possiamo cominciare a usarlo.
Vi si presenterà questa schermata:

GMorgan

Selezionate dall’elenco a destra lo stile che volete (a sinistra ci sono le variazioni di quello stile) e premete “Start/Stop”. Sentirete l’orchestrina che comincia a suonare. Se siete collegati con una tastiera MIDI, ora potete fare un accordo con la mano sinistra, e magicamente gmorgan sposterà la tonalità della canzone su quell’accordo, e tutti gli strumenti verranno dietro. Con la destra intanto potete sbizzarrirvi in un assolo. Ed è subito piano bar! ^_^

Ora che vi siete divertiti e avete trovato lo stile giusto per la vostra canzone, fermate premendo su “Start/Stop” e premete, nel menu, “Sequencer”. Lì potete mettere gli accordi (ogni quadratino è un quarto della battuta) e lo stile (il numero in alto a destra di ogni battuta corrisponde a uno stile, il cui elenco è in basso a sinistra). Potete anche dirgli anche dove ripetere e dove tornare indietro, e dove terminare. Se non scrivete nulla fa l’accordo e lo stile precedente. Premete “Start/Stop” per ascoltare la vostra creazione. Si capisce meglio con un esempio:

GMorgan

Qui trovate istruzioni molto più dettagliate: http://gmorgan.sourceforge.net/doc.html
In particolare, per quanto riguarda il sequencer: http://gmorgan.sourceforge.net/doc.html#III.H%20-The%20Sequencer%20Song|outline

Ultimata la bozza della canzone, la esportate andando, nella finestra del sequencer, su “File” → “Export MIDI file”. A questo punto potete importarla in Rosegarden per modificarla come si deve, per renderla più bella e più varia, per adattarla alle vostre esigenze.

7.2 – Band in a Box

Questo splendido arranger per Windows, che vale tutti i soldi che costa (ci hanno lavorato davvero tanti musicisti e arrangiatori) funziona perfettamente su Linux. Se l’avete comprato, vi basta creare la vostra canzone, magari con i RealDrums (batteria preregistrata, mostruosamente verosimile). Le istruzioni riportate di seguito riguardano Band in a Box 8. Non ho testato altre versioni.

Per installarlo conviene usare PlayOnLinux (nei repository di Ubuntu) e dirgli di usare la versione 1.9 di wine, non quella nuova che al momento ha dei seri problemi con l’audio.

Per configurarlo andate su “Opt.” → “MIDI/Audio driver setup” e scegliete “No MIDI sound Input” come input e quello che volete come output. Occhio perché sulle versioni di Ubuntu a 64 bit Wine non gestisce bene Jack, quindi vi conviene usare un dispositivo non gestito da Jack. Appunto Timidity va benissimo.

Arrangiate la vostra canzone e, quando sarete pronti (io in genere arrangio singoli pezzi della canzone, che poi “sommo” importandoli in Ardour e Rosegarden) esportiamo.
Salvate la canzone (File → Save as…) e ricordate il percorso.
Andate su File → “Make a standard MIDI file” → “File on disk”, scegliete lo stesso percorso di prima e premete “Salva”.
A questo punto chiudete pure Band in a Box.

Se avete usato RealDrums, dirigetevi nella cartella che avete usato per il salvataggio del file MIDI. Lì troverete un file nome_RealDrums.WAV con la traccia di batteria. Purtroppo questo file non è leggibile dai più comuni programmi, ma si può convertire facilmente con Sound Converter. Quando lo convertite, ricordatevi di lasciarlo WAV e di impostare “Resample” alla frequenza del progetto in cui dovete importare il file audio di batteria. A questo punto, importate il file audio in Ardour e il file MIDI in Rosegarden.

7.3 – Accordatore

Se vi capita di dover accordare uno strumento, vi vengono in aiuto due accordatori: uno che supporta Jack (da usare quindi se state usando QjackCtl), l’altro no per ogni altra occasione al volo.

Il primo si chiama fmit e il secondo lingot
Li avviate entrambi dalla dash.

C’è anche un altro accordatore, se avete un telefonino Android: gString
Lo trovate qua ed è davvero utilissimo.

7.4 – Karaoke

Un bel programma per il karaoke? il migliore è per Windows, è gratis, si chiama “Van Basco” e va benissimo anche su Linux, con Wine 1.9.

Per installarlo conviene usare PlayOnLinux (nei repository di Ubuntu) e dirgli di usare la versione 1.9 di wine, non quella nuova che al momento ha dei seri problemi con l’audio.

Scaricate Van Basco da qua:
http://www.vanbasco.com/download.html
Installatelo da PlayOnLinux dicendogli di usare wine 1.9.
Il programma parte da solo. Cliccate col destro su una parte libera della finestra del player, e scegliete “impostazioni”. Al posto di “MIDI-MAPPER” mettete il primo “Timidity” della lista se avete un sistema a 64 bit, QSynth o altri strumenti gestiti da Jack se avete un sistema a 32 bit o la wavetable se avete un SoundBlater originale e un sistema a 32 bit, eccetera e fate OK.

 

7.5 – Utilizzo contemporaneo di più schede sonore

Se avete più di una scheda sonora e volete usarle contemporaneamente, Jack2 vi permette di farlo. Devono essere due schede diverse. Vediamo come.

Per spiegarvi come fare, vi presenterò un esempio pratico. È relativo alla mia configurazione, quindi non seguitelo alla lettera, ma adattatelo alla vostra configurazione.
Nel mio caso uso generalmente una SoundBlaster Platinum, ma ora sono andato nel bios del computer e ho attivato la scheda sonora integrata Intel che avevo disattivato.

Questa guida funziona solo se avete due schede con due ingressi: se avete una scheda con più ingressi questa guida vi attiverà solo due di essi. È utile quindi se avete due schede non molto professionali e volete usarle entrambe.

Occorre dire al sistema quale scheda sonora usare normalmente: è infatti probabile che aggiungendo una scheda sonora all’improvviso le impostazioni generali dell’audio del vostro Ubuntu possano cambiare. Quindi:
– Sistema → Preferenze → Audio → Ingresso, e selezionate la scheda giusta.
– poi cliccate su “Uscita” e fate lo stesso. Chiudete pure.

Prima di tutto dobbiamo aprire Jack Control e selezioniamo la scheda principale:
– Setup → Settings
– A destra di “Interface” premete il tastino “>”
– Selezionate la scheda principale e premete OK
– Ricordatevi bene le impostazioni! Dovrete rimetterle uguali se successivamente le cambierete per la seconda scheda.

Vediamo il mio esempio:

Jack

Nel mio caso, vedete, ho tre schede: HDA Intel che è la scheda sonora integrata alla scheda madre (quella che voglio aggiungere), SB Live! 5.1 che è la mia solita scheda che uso sempre, e una terza scheda “HDA Nvidia” che non è altro se non l’uscita audio della scheda video HDMI (questa uscita non è utilizzabile con Jack, fate finta che non esista).

Ora avviate Jack premendo “Start” e controllate che funzioni.

Configuriamo ora la seconda scheda.

Stoppate Jack, ritornate nei settings e scegliete la seconda scheda:
Jack

In questo esempio, come vedete, ho selezionato HDA Intel, cioè la scheda sonora integrata.

Ora, premete OK e fate partire Jack. Se non parte tornate nei settings e modificate i vari parametri finché Jack non partirà.
Se modificate i parametri, mi raccomando accertatevi di esservi segnati i parametri che facevano funzionare la scheda principale!

Quando finalmente Jack funzionerà, stoppatelo, premete “Messages” e scorrete in alto fino a raggiungere la stringa di configurazione:

Jack

A questo punto dovete segnarvi da qualche parte tutti i parametri che vengono dopo “/usr/bin/jackd”. Nel mio caso, la stringa da segnare è:

-v -m -dalsa -dhw:0 -r44100 -p256 -n2 -m -Xseq -H -M

Ora abbiamo quasi finito ma prima dobbiamo far partire Jack normalmente.

Torniamo nei settings e rimettiamo tutto com’era prima: sotto “Interface” scegliamo la scheda principale, e rimettiamo tutti i parametri che la facevano funzionare. Premiamo OK e quindi Start.

Premiamo anche “Connect”, così vedremo i vari collegamenti quando lanceremo Jack anche per l’altra scheda.

A questo punto attiviamo la seconda scheda.

Apriamo il terminale e scriviamo:
jack_load -i "PARAMETRI" seasound audioadapter

Per PARAMETRI intendo la stringa che ci eravamo segnati prima, quindi nel mio caso sarà:
jack_load -i "v -m -dalsa -dhw:0 -r44100 -p256 -n2 -m -Xseq -H -M" seasound audioadapter

Salvate in un file di testo il comando, che darete ogni volta che vorrete lanciare la seconda scheda.

Nella finestra Connect ora vedremo una cosa del genere:

Jack

seasound” è la nostra scheda aggiuntiva.
Nel mio esempio, “seasound” non ha gli ingressi “monitor” semplicemente perché non li supporta. In genere li disattivo anche nella scheda principale (vedi il capitolo 6 sulla configurazione di Jack) ma qui vi ho solo messo un esempio per far vedere che si tratta proprio di due schede diverse.

Dovete tenere presente che purtroppo Jack spesso assegna le schede a casaccio e che quindi ogni volta che riavviate il computer dovete scegliere di nuovo prima la scheda principale e poi la scheda secondaria, in questo modo:

– Aprite Jack Control, Setup → Settings → Interface
– Segnatevi in mente a quale numero “hw:” corrisponde la scheda secondaria. Per esempio: 1
– Selezionate la scheda principale, premete OK e lanciate Jack premendo su Start
– Aprite la riga di comando e scrivete quello che avete scritto l’ultima volta per far partire la scheda secondaria, ma cambiando eventualmente il parametro hw:

Per esempio, nel mio caso, se la scheda secondaria HDA Intel un bel giorno è assegnata a hw:1, invece di:
jack_load -i "v -m -dalsa -dhw:0 -r44100 -p256 -n2 -m -Xseq -H -M" seasound audioadapter
Dovrò scrivere:
jack_load -i "v -m -dalsa -dhw:1 -r44100 -p256 -n2 -m -Xseq -H -M" seasound audioadapter

8 – Postproduzione e pubblicazione

8.1 – Licenza

Una volta che avrete imparato a usare questi programmi, produrrete – immagino – canzoni. Per pubblicarle vi consiglio la licenza Creative Commons, che vi mette al riparo da eventuali plagi (vale in tribunale dalla data di pubblicazione), è gratuita, non necessita dell’iscrizione alla SIAE, permette comunque l’uso per scopi commerciali (ovviamente il prezzo lo fate voi) ma permette sempre l’uso e la copia gratuita della vostra musica non a scopo di lucro, a patto che si dica sempre che è roba vostra.
Vi consiglio di imparare bene cosa c’è dietro questa licenza, leggendo qui:

http://www.creativecommons.it/

 

8.2 – Conversione

Per pubblicare, dovete salvare la vostra canzone in due formati:
– WAV non compresso, PCM, 44100Hz, 16 bit.
– MP3, 44100Hz, bitrate costante 128k.
Tenete sempre questi due formati per ogni canzone che avete, perché i vari siti chiedono uno o l’altro.

Per trasformare i formati, usate il software soundconverter, che abbiamo installato fin dall’inizio.

Ovviamente, quando fate un CD audio dei vostri pezzi, usate i file WAV.

8.3 – Pubblicazione

Per creare un CD audio, è sufficiente aprire Brasero o K3b e selezionare l’opzione “Crea CD audio”. Potete distribuirlo anche senza “bollino SIAE”, ma prima dovete andare nell’ufficio SIAE della vostra città e consegnare un documento su carta semplice in cui auto-dichiarate che la musica contenuta nel CD non è registrata in SIAE.

Se poi volete pubblicare i vostri pezzi in modo che siano visibili in tutto il mondo, i siti migliori che accettano le vostre canzoni e che ci mettono sopra una licenza Creative Commons, sono:

Jamendo. In italiano. Conosciutissimo, è la migliore vetrina. L’unico difetto è che potete fare upload solo di interi album e che prima di essere pubblicato passa molto tempo perché prima ascoltano tutto e lo devono approvare.
SoundClick. L’upload è semplicissimo e immediato. Pochi fronzoli, molta sostanza.
Internet Archive. Qui non c’è solo musica, c’è TUTTO. Dispersivo ma essenziale: è la memoria di internet. Purtroppo però in Cina è censurato quindi non usatelo per far ascoltare canzoni ai vostri eventuali conoscenti laggiù residenti. Come alternativa potete usare il social network DouBan che è frequentatissimo dalla nuova generazione di giovani colti e avidi di musica alternativa. Specificate però a mano che si tratta di licenza Creative Commons.
YouTube: Vuole solo filmati come sicuramente sapete, ma è semplice usare un programma come Openshot o Kdenlive per inserire un’immagine fissa come video mentre viene riprodotta la canzone. Da qualche tempo ha introdotto la licenza Creative Commons quindi se usate YouTube mi raccomando selezionate l’opzione per la licenza Creative Commons. Anche YouTube è censurato in Cina, quindi vale lo stesso discorso di Internet Archives. Come alternativa video potete usare YouKou, sempre specificando a mano la licenza Creative Commons.
Per sentire alcuni dei risultati ottenuti con i metodi spiegati questa guida, potete ascoltare le mie canzoni presenti nel menu qui a sinistra.

Vi invito a lasciare commenti (anche negativi: non mi offendo!) nei siti in cui ho pubblicato la mia musica:

Jamendo (primo album)

Jamendo (secondo album)

Jamendo (terzo album)

YouTube


Guida creata il 20 settembre 2007
Ultimo aggiornamento: 7 giugno 2017
Licenza: © 2007 Stefano Droghetti, Creative Commons BY-NC-SA

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