Linux per totali neofiti

Volete passare a Linux, magari perché XP non è più supportato, o per curiosità, o perché non ce la fate più a sopportare Microsoft, o perché siete filosoficamente e politicamente contrari al mondo dei brevetti e del copyright e del monopolio intellettuale, o anche solo per curiosità, ma non conoscete nulla di Linux?

Questa guida, che è più che altro una chiacchierata, fa per voi.

Importantissimo, prima di cominciare, è sapere com’è nato Linux. Sciroppatevi quindi questo brevissimo bignamino sulla sua storia, che introduce parole e concetti fondamentali per capire tutto il resto di questa guida:

 

Com’è nato il pinguino

Erano gli anni ’80, al MIT (Massachusetts Institute of Technology) tutti erano abituati a programmare le stampanti: “quando stampo qui voglio che stampi anche in quell’ufficio, in doppia copia”, eccetera. Arrivarono delle nuove stampanti con un software che non poteva essere modificato. Non lo si poteva fare perché mancava il programma vero e proprio (veniva dato solo l’eseguibile) e oltretutto sopra c’era una licenza che diceva di non toccare il software altrimenti andavi in galera.

Un professore, un hacker geniale e bravissimo e dalla lunga barba e dai celebri capelli lunghi, tale Richard Stallman, riscrisse da solo il software di quelle stampanti per poterle programmare come voleva lui. I produttori delle stampanti si arrabbiarono parecchio, e Stallman capì che occorreva munirsi di una speciale licenza per depositare il software scritto senza vincoli di copyright. A questo punto Stallman passò gran parte dei suoi anni e della sua vita a riscrivere da solo tutti i software universitari e di utilità varie che venivano in qualche modo chiusi da multinazionali varie. Non solo: lavorò con moltissimi avvocati (a sue spese) per definire una licenza che non permetta alle multinazionali di appropriarsi del codice libero e di chiuderlo prendendosene i frutti. Nacque così il concetto di software libero e di licenza libera, detta GPL.

Ormai Stallman aveva scritto da solo quasi tutto un sistema operativo, che aveva chiamato “GNU“, ma mancava il cuore, detto “kernel“, il nocciolo che fa funzionare i computer a livello più intimo, le funzioni più basilari e delicate insomma. Uno studente, tale Linus Torvalds, un giorno all’inizio degli anni ’90 scrisse su una bacheca pubblica di aver scritto un kernel libero poco funzionante e con poco futuro, ma che se migliorato da tutti forse aveva qualche funzionalità. Questo kernel assomigliava ai sistemi “Unix“, usati nei server e nelle università da sempre ma chiusi, protetti da copyright e non certo liberi. Siccome quindi assomigliava a Unix ma era stato scritto da uno che di nome fa Linus, quel kernel venne chiamato “Linux” dai programmatori e venne unito al resto del sistema operativo, scritto quasi tutto da Stallman, detto GNU. Nacque così il primo sistema operativo libero e funzionante: GNU/Linux.

D’ora in poi infatti non chiameremo più “Linux” il sistema operativo che vorreste provare, ma “GNU/Linux“, così il buon Stallman non si arrabbia.

Negli anni, alcuni scrissero delle interfacce grafiche al sistema operativo. Alcune assomigliavano a quella di Windows, alcune a quella del Mac, alcune erano completamente nuove. Ma GNU/Linux anche se adesso provvisto di finestre e icone, rimaneva sempre piuttosto difficile da usare, e da installare. Soprattutto, la sua natura era chiaramente quella di stare sui server o di essere utilizzato per scopi scientifici e universitari, o di essere installato su elettrodomestici, macchine industriali e via dicendo.

Il suo bello è che si può scomporre in tanti pezzi e usare solo quelli che servono all’occasione. Una raccolta di pezzi di GNU/Linux particolare, viene chiamata “distribuzione“. E cominciarono a nascere distribuzioni adatte all’industria, altre adatte all’università, e via dicendo.

Siccome era ed è scritto e continuamente modificato e aggiornato da persone esperte che lo usano per farci cose specifiche e professionalissime, GNU/Linux raggiunse presto una struttura che gli impediva e gli impedisce fisicamente di avere virus, di bloccarsi, di doversi riavviare spesso o di essere formattato, di rifiutarsi di fare questa o quella cosa, e quindi pian piano quasi senza che il mondo se ne accorgesse, divenne il sistema più diffuso del mondo: tutt’ora la maggioranza dei sistemi operativi installati in tutto il mondo è GNU/Linux (o comunque di tipo Unix, cioè chiusi ma con la stessa struttura di GNU/Linux). Probabilmente se cercate nelle info addirittura del vostro televisore, vedrete che c’è scritto Linux, o c’è una licenza GPL. Su GNU/Linux si fondano aziendine come Google, Yahoo, Facebook… Gli stessi server di Microsoft usano GNU/Linux… In questi anni si assiste alla nascita di un business molto grande attorno al software libero, che ha creato modelli di mercato estremamente redditizi in contrapposizione ai modelli fondati sulle guerre di brevetto. Dimostrando che il concetto di software libero è totalmente distante dall’idea di no profit, di volontariato o addirittura di perdita economica come molti erroneamente credono ancora.

Ma sui desktop, sui computer usati dai comuni mortali che di informatica ci capiscono poco e hanno esigenze ben diverse da quelle che può avere un server universitario o un robot aziendale, hanno sempre trionfato sistemi operativi chiusi. Inizialmente Commodore e IBM per esempio, poi si arrivò allo strapotere di Microsoft e di Apple, ma in futuro non è detto che ci siano ulteriori rivoluzioni. Questo mercato è solo una piccola minoranza del totale, e quindi GNU/Linux rimane incontrastato il sistema più usato in totale, ma nel desktop la sua diffusione era sull’ordine dello zero virgola zero zero zero qualcosa…

Verso la fine degli anni ’90, cominciarono a nascere distribuzioni sempre più facili da usare. La più famosa e funzionante, e utilizzata, era ed è Debian. Sentirete ancora questo nome.

Finché un giorno, siamo ormai nella seconda metà degli anni 2000, una sconosciutissima ditta sudafricana, guidata da un giovane eccentrico milionario famoso tra l’altro per essere stato il primo turista pagante su uno Shuttle, decise di usare la sua azienda, la Canonical, per creare una distribuzione GNU/Linux facilissima da usare e da installare davvero, che battesse lo strapotere di Microsoft sui desktop.

In pochi anni si venne a creare la famosa “Ubuntu“, una versione di Debian facilissima e potentissima, e libera. Quasi tutti ringraziarono, ma molti anche criticarono Ubuntu, perché non rispetta completamente la filosofia del software libero: per esempio non viene creato con tutta la comunità ma autonomamente e in gran segreto dalla Canonical, che ne rilascia le novità in maniera totalmente gratuita e libera solo dopo averle ultimate. Inoltre, dà la possibilità senza troppe domande di utilizzare parti non libere, come gli mp3, Skype, Flash che invece i puristi del software libero vorrebbero semplicemente combattere e basta.

E così la comunità continua tutt’ora a prendere versioni di Ubuntu e adattarle a esigenze varie: sono nate così le “derivate” di Ubuntu.

Ubuntu e le sue derivate sono il parco di possibilità che avete in fin dei conti se volete provare GNU/Linux e non sapete molto di informatica. Altrimenti, potete provare qualsiasi altra cosa ma dovrete studiare di più, non solo per installare ma anche poi per rendere compatibile il sistema con cose scaricate o passate da amici che vivono nel mondo del software chiuso e commerciale.

Quale installare?

Invece di installare subito, sappiate che potete provarle “live” senza installarle. Così potete giudicare se partono, se funzionano, se sono compatibili col vostro computer, se vi piacciono.

Le varie Ubuntu si dividono in queste categorie:

– 32 bit e 64 bit

La 32 va bene se volete compatibilità (c’è qualche sparuta applicazione che è stata fatta solo per le 32 bit, ma sono sempre più rare) e consuma meno memoria. La 64 (se supportata dal vostro processore) fa calcoli più velocemente, quindi è più adatta se usate molto il render per foto e video. La 32 bit si chiama anche “i386” e la 64 bit si chiama anche “amd64” (ma funziona su AMD e Intel indifferentemente, è solo un nome). La 32 bit funziona su tutti i processori, mentre la 64 bit funziona solo sui processori che supportano l’architettura a 64 bit. Il consiglio di solito è: installate la 64 bit solo se avete almeno 4GB di RAM e un computer che sia almeno un Dualcore.

– LTS e non

LTS vuol dire “a lungo supporto” (Long Term Support). Se volete usare davvero GNU/Linux, installate una versione LTS. Dura 5 anni (addirittura sette per Ubuntu) ma non avete il software sempre aggiornato all’ultima versione. Le altre, le non LTS, le dovete disinstallare dopo 9 mesi soltanto ma sono all’ultimo grido come novità del software e delle tecnologie. Quindi: se volete solo provare, usate l’ultima versione. Se volete usare il sistema per davvero, installate l’ultima LTS.

– Desktop, server e alternate

Quella che volete voi è la desktop. La alternate è identica ma ha un’installazione non grafica, più difficile, che serve se avete un computer che ha dei problemi con la scheda video. La server è una cosa specifica, senza grafica, solo per i server.

– Derivate da Ubuntu

Si chiamano Kubuntu, Xubuntu, Lubuntu, Ubuntu Gnome Classic, Mint, Elementary OS… Sono sempre GNU/Linux, sono sempre Ubuntu, ma hanno un desktop diverso e qualche programma preinstallato differente. Il bello dei sistemi liberi, dicevamo, è che si possono scomporre come vogliamo, quindi possiamo avere sempre lo stesso sistema ma con una grafica che assomiglia più a Windows, chi più al Mac, chi più ad Android, chi completamente nuova… Ora le vediamo in dettaglio:

Ubuntu
Se siete abituati a un tablet o a un cellulare più che a un desktop, se avete un occhio molto attento alla bellezza e all’eleganza, e avete un PC abbastanza nuovo e potente, allora Ubuntu fa per voi. Oggi assomiglia come interfaccia un po’ a un tablet, ma dal 2018 tornerà alla vecchia interfaccia “tipo Mac”, con una barra in alto, detta Gnome.

Kubuntu
Se siete abituati a Windows 7 e il vostro PC è abbastanza potente, questa distribuzione fa per voi. Si chiama così perché ha come gestore della grafica (che in realtà bisognerebbe chiamare “Desktop environment”) quello chiamato KDE.

Ubuntu Gnome Classic
Se siete abituati al vecchio Ubuntu (10 e qualcosa) potete provare questa distribuzione, che richiede abbastanza risorse e ricorda molto il vecchio Ubuntu di qualche anno fa, ma che in realtà è basato su tecnologie nuove e molto recenti. Come desktop environment ne ha uno chiamato Gnome.

Xubuntu
Se siete abituati a XP ma non disdegnate affatto il MacOS, potete provare questo sistema che consuma molte meno risorse di Ubuntu e Kubuntu, è intuitivissimo per chi è abituato agli altri sistemi, ma è un attimo più spartano. Dovrete aggiungere un po’ di roba e modificare qualche impostazione per renderlo bello e funzionale come volete, e inoltre non ha molte funzioni dei desktop più moderni come Unity e Windows 8. Privilegia la stabilità e la velocità del sistema piuttosto che la velocità del desktop e la reattività. Gira benone anche su sistemi vecchiotti come i primi dual core o persino certi Pentium 4 non lentissimi, e richiede solo 512Mb di RAM per girare anche comodamente. Il suo desktop environment si chiama XFCE, da cui il nome.

Lubuntu
Se siete abituati a XP e il vostro PC è vecchio e lento (anche Pentium 4 o Athlon, con 256Mb di RAM addirittura) questa distribuzione fa per voi. È basata su un desktop environment che si chiama LXDE, molto minimale ma tutto sommato bellina e completa. Per Lubuntu dalla 14.04 le versioni LTS durano 3 anni.

Poi ci sono altre derivate ancora: Edubuntu per esempio, finalizzata alle scuole e comunque all’educazione, Ubuntu Studio finalizzata all’audio e video, Linux Mint per chi vuole una Ubuntu ancora più facilitata o con certe caratteristiche, Elementary OS se vi piace una grafica stilosissima gioiosa e minimalista… Potete provarle tutte se volete, c’è solo l’imbarazzo della scelta.
Per questioni di esperienza personale e di tempo, in questa guida tratterò solo Ubuntu e derivate, ma a seconda di quella che vi piace di più voi installate pure quella che volete. In realtà va molto a gusti e a che cosa poi uno ci deve fare veramente col PC. Sentirete fan di una distribuzione che sono contro quelli di un’altra, litigi pazzeschi e cause perorate con fervore inaudito (dette “distro wars“) e non è certo mio compito pubblicizzare questa o quella distro o convincervi che una è meglio dell’altra. Io, per la cronaca, per ora uso Xubuntu, la trovo una giusta via di mezzo tra bellezza e leggerezza.

– La data di rilascio

Un ultimo fattore: la data di rilascio. Tutte le Ubuntu escono a sei mesi di distanza l’una dall’altra. Ogni tre anni esce una LTS. Nel nome, il primo numero è l’anno di uscita, il secondo il mese.

Quindi se adesso è marzo 2014 e io voglio scaricare l’ultima versione a 32 bit di Kubuntu, scaricherò questa:
Kubuntu Desktop i386 13.10
…che quindi è uscita a ottobre del 2013, che durerà nove mesi quindi fino a luglio 2014.

Se invece voglio scaricare l’ultima LTS a 64 bit di Xubuntu, dovrò scaricare questa:
Xubuntu desktop amd64 LTS 14.04
…che è uscita in aprile 2014 e che essendo supportata per 5 anni dura fino ad aprile 2017.

In questo disegno si capisce molto meglio!

 

Ho scelto. Da dove scarico?

Quindi, ricordandovi di scegliere la 64 bit solo se il vostro PC è almeno un dual core, di scaricare sempre la versione “desktop”, e di preferire la versione “LTS” se ci dovete lavorare davvero, ecco dove scaricare le ISO (immagini CD o DVD da masterizzare):

Ubuntu: http://www.ubuntu-it.org/download

Kubuntu, Xubuntu, Lubuntu: http://www.ubuntu-it.org/download/derivate

Le altre le cercate su Google 🙂

 

Provarlo senza installarlo

Ebbene sì, GNU/Linux funziona quasi sempre anche senza doverlo installare. Se ne sta su un DVD o su una chiavetta USB, senza toccare il contenuto del vostro PC si carica al posto del sistema operativo, così che lo potete usare senza installarlo.

Basta leggere i capitoli 4, 5 e 6 della mia guida su Xubuntu (ma questi capitoli vanno bene anche se avete scaricato una qualsiasi Ubuntu o derivata).

 

Installazione

Se decidete di installarlo, fate prima un backup e poi procedete all’installazione, seguendo la mia guida per Xubuntu, che va bene anche per Ubuntu e le altre derivate. Basta seguire i capitoli 7, 8 e 9.

 

Prime cose da sapere appena installato

– INSTALLARE I PROGRAMMI

Su Windows siete abituati ad andare in giro in cerca di un programma. Lo cercate, lo installate. Se vi piace lo tenete. Se non vi piace lo disinstallate, poi cercate (spesso invano) di disinstallare gli altri 20 software e plugin che vi ha installato senza chiedervelo. Su GNU/Linux non si fa così ed è molto più facile. Se avete uno smartphone sapete che i programmi si installano cercandoli semplicemente in un market: Google Play per chi ha Android, l’App Store per chi ha i melafonini o gli iPad. Beh, GNU/Linux aveva questa cosa già una decina di anni prima! In gergo tecnico, i vari “market” si chiamamo “repository” e nella famiglia Ubuntu trovate tutto in “Software Center“. Lo aprite, et voila, tutti i software possibili e immaginabili al vostro servizio. Provate a cliccare “Installa” su uno. Lui ve lo va a trovare, lo scarica e lo installa. Se provate a disinstallarlo, lui ve lo disinstalla completamente, senza lasciare traccia.
Se andate in giro a cercare software per Linux e scaricate qualsiasi cosa pensate si possa installare, magari scaricate addirittura le versioni per Windows (gli exe), allora potreste trovarvi di fronte a danni al sistema; io vi ho avvisato. Gli exe poi nemmeno si installano.
Mi raccomando: non fate come un mio amico che mi disse che Ubuntu gli andava un po’ troppo lento, e quando gli chiesi che cosa aveva installato lui mi disse “tutto”. Cioè, era andato nel software center e aveva cliccato “Installa” su TUTTE le centinaia di migliaia di programmi disponibili. Io ero sbalordito: non dall’ingenuità del mio amico, ma dal fatto incredibile che il sistema nonostante tutto partiva ancora!
Una figata assolutamente pazzesca di questo sistema è che poi vi si aggiorna tutto in un colpo. Cioè: non accadrà che se aprite un editor di testo lui vi dica “è uscita la nuova versione! Scaricala qui: (eccetera) e installala!”. Semplicemente ogni tanto vi compare un avviso “ci sono degli aggiornamenti. Vuoi installarli?” Voi mi raccomando dite sempre sì, e il vostro pinguino aggiornerà tutto: il sistema e i singoli software! Non c’è pericolo che il sistema diventi instabile.

– DRIVER

Non bisogna installare driver. I driver sono già nel sistema. Attaccate una periferica: la vede? bene, è compatibile. Non la vede? Comprate un’altra periferica. Non vi preoccupate: il 95% delle periferiche in commercio è compatibile. Cercate un attimo su Google magari prima di comprare qualcosa. Come vi dicevo all’inizio, il bello di GNU/Linux è che lo potete provare anche senza installarlo, quindi vedete subito se le periferiche che avete sono compatibili o meno. Così evitate di installare tutto e poi accorgervi miserabilmente che la vostra stampante è da buttare 🙂
Esistono casi molto rari in cui occorre installare un driver, per esempio per alcune stampanti. In quel caso occorre seguire attentamente le istruzioni sul sito del produttore ed eseguirle alla lettera. Magari fatevi aiutare da qualcuno, le prime volte. Però non preoccupatevi: è molto meno difficile che compiere azioni di elevata speleologia nel registro di Windows quando un driver non funziona…

– CODEC

Su Windows per vedere tutti i vari contenuti multimediali bisogna un po’ lavorare di santa pazienza e scaricarsi tutti i vari supporti per mp3, realaudio, wma, flac, DVD e compagnia. In GNU/Linux tutta questa roba non è presente sul CD di installazione per motivi di copyright, ma essendo comunque gratis (anche se non libera) si può installare a parte dopo aver installato il sistema. Come fare? Nella famiglia Ubuntu basta andare nel Software Center e scaricare questo coso: ubuntu-restricted-extras. Cercatelo, installatelo, e leggerete tutto. In un sol colpo. Inoltre: installate sempre anche VLC. Lui legge davvero tutto.

– ALTERNATIVE AI SOFTWARE PIÙ COMUNI

Come suite da ufficio il consiglio è di usare Libreoffice. Per il CAD, c’è LibreCAD. Se avete bisogno di leggere e scrivere dei DWG, potete usare Draftsight (va installato a parte però, non c’è nel Software Center). Per la grafica 3D c’è Blender. Al posto di Photoshop potete usare Gimp, al posto di Illustrator c’è Inkscape, al posto di Publisher c’è Scribus, al posto di Movie Maker c’è Openshot, al posto di Premiere c’è Kdenlive… Google è vostro amico, comunque! 🙂

– ANTIVIRUS

Su GNU/Linux non avete bisogno di un antivirus. Il peggio che vi può capitare è un malware che al massimo vi distrugge il vostro utente (mai successo, comunque basta creare un altro utente e il sistema è a posto) o un trojan che vi distrugge tutto il sistema ma comunque non c’è pericolo che si diffonda. Inoltre per beccarsi un trojan occorre prima non aggiornare mai, poi bisogna scaricarlo da siti strani, dargli i permessi di amministratore, dargli i permessi di esecuzione e poi lanciarlo. Niente insomma che possiate fare per sbaglio se non siete completamente autolesionisti.
C’è qualche deficiente che gira per la rete dicendo che Linux non ha virus perché è poco diffuso e non ci sarebbe interesse a scrivere virus per un sistema poco diffuso. Da quel che vi ho detto all’inizio potete facilmente immaginare quanto sia fuori di testa un’affermazione del genere, quando il 90% dei sistemi di tutto il mondo, e il 99% di quelli che contengono dati personali e soldi, gira su Linux o comunque su sistemi con la stessa struttura! Proprio perché ci sarebbe un interesse spaventoso nello scrivere virus per un sistema del genere, è stata creata una struttura per cui è materialmente impossibile – o inutile – tutto ciò. Notate per favore che tutti i sistemi basati su questa struttura siano pressoché esenti da virus davvero funzionanti e pericolosi: da Unix a MacOS. GNU/Linux oltretutto è pure trasparente, quindi un virus che sfruttasse un bug avrebbe molte più probabilità di essere scoperto e di vedersi chiusa immediatamente la falla su cui agirebbe.

– FIREWALL

C’è già e non dovete preoccuparvene. Le distribuzioni Linux, appena installate, non hanno mai dei servizi attivi, delle porte aperte a vostra insaputa. Se dovete fare da server siete evidentemente degli esperti e non siete qui a leggere queste banalità per neofiti. Se siete neofiti, non avete di certo bisogno di installare in casa un server FTP 🙂 Quindi andate tranquilli e non preoccupatevi assolutamente di avere o meno un firewall, né tanto meno di doverlo configurare. Se anche per sbaglio installaste un servizio attivo, esso verrebbe bloccato dal firewall. Per configurare il firewall ci sono varie interfacce grafiche ma il pieno controllo, che ve lo dico a fare, è ovviamente ottenuto soltanto andando a modificare a mano dei file di testo e con comandi da esperto nel terminale.

– COPIA & INCOLLA

Su GNU/Linux si può fare, oltre che coi soliti CTRL+C CTRL+V, anche selezionando col mouse un po’ di testo e poi premendo il tasto centrale del mouse per incollare. Veloce e carino, eh?

– CARATTERI SPECIALI

Se su Windows premete il tasto caps-lock (Quello che vi fa scrivere tutto in maiuscolo automaticamente) e premete “è”, vi rimane “è”. Su GNU/Linux esce, correttamente, “È“. Questo per tutte le accentate. Da sempre. Se poi usate il tasto Alt insieme alle lettere della tastiera, otterrete moltissime combinazioni che altrimenti con Windows dovete attivare con complessissimi codici ASCII col tastierino numerico. Ci sono molte combinazioni, con Alt, con Alt Gr, con Alt + SHIFT, con ALt Gr. + Shift… Troverete un po’ di tutto 🙂

– LINGUE

Nella famiglia Ubuntu, se cercate “Supporto Lingue” trovate millemila lingue di tutti i tipi. Provate a lanciarlo (si trova nel menu di amministrazione o di configurazione, ma lo trovate con un semplice trova applicazioni), vedrete che forse vi dirà che ci sono cose da aggiungere. Voi dite di sì: vi tradurrà in italiano anche cose che magari adesso vedete stranamente in inglese. Da quel pannello è possibile aggiungere gratis anche lingue orientali, con tutti i metodi di immissione che volete, e potete creare utenti in una lingua e utenti in un’altra. GNU/Linux è totalmente multilingua, nativamente. Non nasce in una lingua predefinita: viene scritto lasciando “vuote” le parti che assumono significati nel linguaggio comune, e tutta la parte linguistica viene tenuta separatamente. In questo modo è stato possibile localizzare i software e il sistema fin da tanto tempo fa, quando ancora per avere Windows in una lingua diversa dovevate scaricarne una versione pirata e segare via quello che stavate usando…

– TERMINALE

Il terminale, l’equivalente del “DOS” come lo chiamano ancora molti – erroneamente – su Windows, in realtà sarebbe il cuore pulsante di GNU/Linux. In teoria potreste fare tutto da lì. Anzi, quasi sempre le applicazioni che usate non sono altro che delle interfacce carine ma in realtà quando premete un tasto o un bottone il sistema manda dei comandi al terminale… Tranquilli: non dovete usarlo. Oggi si può fare tutto intuitivamente da grafica.
Però in certi casi ve lo consiglio: per esempio se dovete fare qualcosa di strano e qualcuno vi dà le istruzioni, è molto più comodo copincollare comandi sul terminale piuttosto che perdersi in ore e ore di “apri il bottone in alto a sinistra con l’icona rossa”, tipo che ci mettete davvero un minuto invece di tre ore a risolvere un problema. Inoltre il terminale è necessario per forzare il sistema a fare cose per cui non sarebbero previste alternative. Per esempio: a tutt’oggi per far funzionare quello schifo di Microsoft Silverlight su alcuni siti bisogna installare una cosa molto tarabascana che fa credere ai siti di essere Windows, e questo va fatto dandogli (solo una volta) tre righe da terminale. Su questo stesso sito troverete molte guide che fanno uso piuttosto pesante del terminale, non per complicare le cose ma proprio per velocizzarle.

Una cosa che fa arrabbiare i neofiti è che quando il terminale chiede la password, il sistema sembra bloccato. In realtà, nel terminale la password non viene segnata con i classici asterischi o pallini, perché il bisogno di sicurezza che ha animato gli sviluppatori è talmente mostruoso che si è evitata anche la possibilità di far sapere il numero di caratteri di una password. Quindi quando il terminale vi chiede una password, voi scrivetela pure anche se il sistema sembra non rispondere, premete invio, e vedrete che la password vi verrà convalidata.

– SUPPORTO

Oltre che chat gratuite con esperti che vi rispondono in tempo reale, forum pienissimi di esperti che risolvono sempre tutto in poche ore, relativi addirittura a singole distribuzioni, in ogni città d’Italia c’è un Linux User Group. È un’associazione di volontari che si occupa di diffondere la cultura del software libero, e quindi non vede l’ora di aiutarvi a entrare nel mondo del pinguino. Cercate il Linux User Group più vicino a casa vostra, contattateli, e iscrivendovi all’associazione (un’irrisoria quota annua) potrete andare quando volete e incontrare gli appassionati che vi insegneranno a risolvere i problemi.

 

E adesso facciamo sul serio!

Se vi sembra di aver preso un po’ la mano, e vi va di usare Xubuntu, potete seguire la mia guida “Installazione di Xubuntu 16.04 supercompleta” – un po’ più da esperti – per un’installazione davvero super completa.


Guida creata il 5 aprile 2014
Ultimo aggiornamento: 6 aprile 2017
Licenza: © Stefano Droghetti 2014, Creative Commons BY-NC-SA

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