Linux per totali neofiti

Volete passare a Linux, magari perché XP e Seven non sono più supportati, o per curiosità, o perché non ce la fate più a sopportare il poco funzionante mondo di Microsoft o il chiusissimo mondo proprietario di Apple, o perché siete filosoficamente e politicamente contrari al mondo dei brevetti e del copyright e del monopolio intellettuale, o anche solo per curiosità, ma non conoscete nulla di Linux?

Questa guida, che è più che altro una chiacchierata, fa per voi.

Importantissimo, prima di cominciare, è sapere com’è nato Linux. Sciroppatevi quindi questo brevissimo bignamino sulla sua storia, che introduce parole e concetti fondamentali per capire tutto il resto di questa guida:

 

Com’è nato il pinguino

Erano gli anni ’80, al MIT (Massachusetts Institute of Technology) tutti erano abituati a programmare le stampanti: “quando stampo qui voglio che stampi anche in quell’ufficio, in doppia copia”, eccetera. Arrivarono delle nuove stampanti con un software che non poteva essere modificato. Non lo si poteva fare perché mancava il programma vero e proprio (veniva dato solo l’eseguibile) e oltretutto sopra c’era una licenza che diceva di non toccare il software altrimenti andavi in galera.

Un professore, un eccentrico ricercatore dalla lunga barba e dai celebri capelli lunghi, tale Richard Stallman, riscrisse da solo il software di quelle stampanti per poterle programmare come voleva lui. I produttori delle stampanti si arrabbiarono parecchio, e Stallman capì che occorreva munirsi di una speciale licenza per depositare il software scritto senza vincoli di copyright. A questo punto Stallman passò gran parte dei suoi anni e della sua vita a riscrivere da solo tutti i software universitari e di utilità che venivano in qualche modo chiusi da multinazionali varie. Non solo: lavorò con moltissimi avvocati (a sue spese) per definire una licenza che non permetta alle multinazionali di appropriarsi del codice libero e di chiuderlo prendendosene i frutti. Nacque così il concetto di software libero e di licenza libera, detta GPL.

Ormai Stallman aveva scritto da solo quasi tutto un sistema operativo, che aveva chiamato “GNU“, ma mancava il cuore, detto “kernel“, il nocciolo che fa funzionare i computer a livello più intimo, le funzioni più basilari e delicate insomma. Uno studente, tale Linus Torvalds, un giorno all’inizio degli anni ’90 scrisse su una bacheca pubblica di aver scritto un kernel libero poco funzionante e con poco futuro, ma che se migliorato da tutti forse aveva qualche funzionalità. Questo kernel assomigliava ai sistemi “Unix“, usati nei server e nelle università da sempre ma chiusi, protetti da copyright e non certo liberi. Siccome assomigliava a Unix ma era stato scritto da uno che di nome fa Linus, quel kernel venne chiamato “Linux” dai programmatori e venne unito al resto del sistema operativo, scritto quasi tutto da Stallman, detto GNU. Nacque così il primo sistema operativo libero e funzionante: GNU/Linux.

D’ora in poi infatti non chiameremo più “Linux” il sistema operativo che vorreste provare, ma “GNU/Linux“, così il buon Stallman non si arrabbia.

Negli anni, alcuni scrissero delle interfacce grafiche al sistema operativo. Alcune assomigliavano a quella di Windows, alcune a quella del Mac, alcune erano completamente nuove. Ma GNU/Linux anche se adesso provvisto di finestre e icone, rimaneva sempre piuttosto difficile da usare, e da installare. Soprattutto, la sua natura era chiaramente quella di stare sui server o di essere utilizzato per scopi scientifici e universitari, o di essere installato su elettrodomestici, macchine industriali e via dicendo.

Il suo bello è che si può scomporre in tanti pezzi e usare solo quelli che servono all’occasione. Una raccolta di pezzi di GNU/Linux particolare, viene chiamata “distribuzione“. E cominciarono a nascere distribuzioni adatte all’industria, altre adatte all’università, e via dicendo.

Siccome era ed è scritto e continuamente modificato e aggiornato da persone esperte che lo usano per farci cose specifiche e piuttosto professionali, GNU/Linux raggiunse presto una qualità, stabilità e duttilità straordinarie, e quindi pian piano quasi senza che il mondo se ne accorgesse, divenne il sistema più diffuso del mondo: tutt’ora la maggioranza dei sistemi operativi installati in tutto il mondo è GNU/Linux (o comunque di tipo Unix, cioè chiusi ma con la stessa struttura di GNU/Linux). Probabilmente se cercate nelle info addirittura del vostro televisore, vedrete che c’è scritto Linux, o c’è una licenza GPL. Su GNU/Linux si fondano aziendine come GoogleFacebook… Gli stessi server di Microsoft usano GNU/Linux… In questi anni si assiste alla nascita di un business molto grande attorno al software libero, che ha creato modelli di mercato estremamente redditizi in contrapposizione ai modelli fondati sulle guerre di brevetto. Dimostrando che il concetto di software libero è totalmente distante dall’idea di no profit, di volontariato o addirittura di perdita economica come molti erroneamente credono ancora. Pensare che il modello senza brevetto sia in sé fuori dal concetto di mercato è come pensare che il mercato della ristorazione sia tutto volontariato ed economicamente zero in quanto basato su ricette non protette da copyright.

Ma sui desktop, sui computer usati dai comuni mortali che di informatica ci capiscono poco e hanno esigenze ben diverse da quelle che può avere un server universitario o un robot aziendale, hanno sempre trionfato sistemi operativi chiusi. Inizialmente Commodore e IBM per esempio, poi si arrivò allo strapotere di Microsoft e di Apple, ma in futuro non è detto che ci siano ulteriori rivoluzioni. Questo mercato è solo una piccola minoranza del totale, e quindi GNU/Linux rimane incontrastato il sistema più usato, ma nel desktop la sua diffusione era sull’ordine dello zero virgola zero zero zero qualcosa…

Verso la fine degli anni ’90, cominciarono a nascere distribuzioni sempre più facili da usare. La più famosa e funzionante, e utilizzata, era ed è Debian. Sentirete ancora questo nome.

Finché un giorno, siamo ormai nella seconda metà degli anni 2000, una sconosciutissima ditta sudafricana, guidata da un giovane eccentrico milionario famoso tra l’altro per essere stato il primo turista pagante su uno Shuttle, decise di usare la sua azienda, la Canonical, per creare una distribuzione GNU/Linux facilissima da usare e da installare davvero, che battesse lo strapotere di Microsoft sui desktop.

In pochi anni si venne a creare la famosa “Ubuntu“, una versione di Debian facilissima e potentissima, e libera. Ubuntu è una parola africana, è una filosofia, letteralmente significa “Umanità a tutti” ma sostanzialmente significa che nessun individuo esiste senza tutti gli altri individui. Che è la filosofia della condivisione del sapere che è propria del software libero. In realtà tra informatici gira voce che “Ubuntu” sia una antica parola africana che significa “Non so installare Debian”, e questa battuta ci fa ridere moltissimo.
Dicevamo: la Canonical creò Ubuntu, quasi tutti la ringraziarono, ma molti anche la criticarono, perché Ubuntu non rispetta completamente la filosofia del software libero: per esempio non viene creato con tutta la comunità ma autonomamente e in gran segreto da Canonical, che ne rilascia le novità in maniera totalmente gratuita e libera solo dopo averle ultimate. Inoltre, dà la possibilità senza troppe domande di utilizzare parti sì gratuite ma non libere che invece i puristi del software libero vorrebbero semplicemente combattere e basta.

E così la comunità continua tutt’ora a prendere versioni di Ubuntu e adattarle a esigenze varie: sono nate così le “derivate” di Ubuntu.

Ubuntu e le sue derivate sono il parco di possibilità che avete in fin dei conti se volete provare GNU/Linux e non sapete molto di informatica (anche se bisogna dire che recentemente sono state rese facili da usare e installare anche altre distribuzioni non derivate da Debian, per esempio Manjaro che è abbastanza semplice e deriva da una delle distribuzioni più ostiche ma potenti di sempre, Arch). Altrimenti, potete provare qualsiasi altra cosa ma dovrete studiare di più, non solo per installare ma anche poi per rendere compatibile il sistema con cose scaricate o passate da amici che vivono nel mondo del software chiuso e commerciale.

Quale installare?

Invece di installare subito, sappiate che potete provarle “live” senza installarle. Così potete giudicare se partono, se funzionano, se sono compatibili col vostro computer, se vi piacciono.

Le varie Ubuntu si dividono in queste categorie:

– 32 bit e 64 bit

Scegliete la 64 bit. Se avete ancora un PC a 32 bit sappiate che è modernariato. Buttatelo e comprate un vero PC.

– LTS e non

LTS vuol dire “a lungo supporto” (Long Term Support). Se volete usare davvero GNU/Linux, installate una versione LTS. Dura 5 anni (addirittura sette per Ubuntu) ma non avete il software sempre aggiornato all’ultima versione (ma ci sono trucchi per non rinunciare ad alcuni software aggiornatissimi). Le altre, le non LTS, le dovete disinstallare dopo 9 mesi soltanto ma sono all’ultimo grido come novità del software e delle tecnologie. Quindi: se volete solo provare, usate l’ultima versione. Se volete usare il sistema per davvero, installate l’ultima LTS.

– Desktop e server

Quella che volete voi è la desktop. La server è una cosa specifica, senza grafica, solo per i server.

– Derivate da Ubuntu

Si chiamano Kubuntu, Xubuntu, Lubuntu, Mint, Elementary OS… Sono sempre GNU/Linux, sono sempre Ubuntu, ma hanno un desktop diverso e qualche programma preinstallato differente. Il bello dei sistemi liberi, dicevamo, è che si possono scomporre come vogliamo, quindi possiamo avere sempre lo stesso sistema ma con una grafica che assomiglia più a Windows, chi più al Mac, chi più ad Android, chi completamente nuova… Ora le vediamo in dettaglio:

Ubuntu
Se siete abituati a un Mac, se avete un occhio molto attento alla bellezza e all’eleganza, e volete la versione “ufficiale” certificata dalla casa madre, allora Ubuntu fa per voi. Assomigliava come interfaccia un po’ a un tablet, ma dal 2018 è tornato alla vecchia interfaccia (chiamata Gnome) “tipo Mac”, con una barra a sinistra e una in alto. Questa interfaccia si chiama “Gnome” e recentemente è diventata quella più stilisticamente curata.

Kubuntu
Se siete abituati a Windows 10 e il vostro PC è abbastanza potente, questa distribuzione fa per voi. Si chiama così perché ha come gestore della grafica (che in realtà bisognerebbe chiamare “Desktop environment”) quello chiamato KDE. È elegante, e davvero bella.

Xubuntu
Se siete abituati a XP ma non disdegnate affatto il MacOS, potete provare questo sistema che consuma un po’ meno risorse di Ubuntu e Kubuntu, è intuitivo per chi è abituato agli altri sistemi, ma è un attimo più spartano. Dovrete aggiungere un po’ di roba e modificare qualche impostazione per renderlo bello e funzionale come volete, e inoltre non ha molte funzioni dei desktop più moderni. Privilegia la stabilità e la velocità del sistema piuttosto che la velocità del desktop e la reattività. Gira benone anche su sistemi vecchiotti, e gira bene anche su PC con soli 4GB di RAM. Il suo desktop environment si chiama XFCE, da cui il nome.

Lubuntu
Se siete abituati a XP e il vostro PC è vecchio e lento questa distribuzione fa per voi. È basata su un desktop environment che si chiama LXDE, molto minimale ma tutto sommato bellina e completa.

Poi ci sono altre derivate ancora: Edubuntu per esempio, finalizzata alle scuole e comunque all’educazione, Ubuntu Studio finalizzata all’audio e video, Linux Mint per chi vuole una Ubuntu ancora più facilitata o con certe caratteristiche, Elementary OS se vi piace una grafica stilosissima gioiosa e minimalista, ZorinOS se volete una distro completa e professionale libera e gratuita ma volendo anche a pagamento nel caso scegliate di avere supporto tecnico (ottima per le aziende, le scuole, gli enti eccetera insomma)… Potete provarle tutte se volete, c’è solo l’imbarazzo della scelta.
Per questioni di esperienza personale e di tempo, in questa guida tratterò solo Ubuntu e derivate, ma a seconda di quella che vi piace di più voi installate pure quella che volete. In realtà va molto a gusti e a che cosa poi uno ci deve fare veramente col PC. Sentirete fan di una distribuzione che sono contro quelli di un’altra, litigi pazzeschi e cause perorate con fervore inaudito (dette “distro wars“) e non è certo mio compito pubblicizzare questa o quella distro o convincervi che una è meglio dell’altra. Io, per la cronaca, uso Ubuntu.

Ho scelto. Da dove scarico?

Quindi, ricordandovi di scaricare sempre la versione “desktop”, e di preferire la versione “LTS” se ci dovete lavorare davvero, ecco dove scaricare le ISO (immagini CD o DVD da masterizzare):

Ubuntu: http://www.ubuntu-it.org/download

Kubuntu, Xubuntu, Lubuntu: http://www.ubuntu-it.org/download/derivate

Le altre le cercate su Google 🙂

 

Provarlo senza installarlo

Ebbene sì, GNU/Linux funziona quasi sempre anche senza doverlo installare. Se ne sta su un DVD o su una chiavetta USB, senza toccare il contenuto del vostro PC si carica al posto del sistema operativo, così che lo potete usare senza installarlo.

 

Installazione

Se decidete di installarlo, fate prima un backup e poi procedete all’installazione.

 

Prime cose da sapere appena installato

– INSTALLARE I PROGRAMMI

Su Windows siete abituati ad andare in giro in cerca di un programma. Lo cercate, lo installate. Se vi piace lo tenete. Se non vi piace lo disinstallate, poi cercate (spesso invano) di disinstallare gli altri 20 software e plugin che vi ha installato senza chiedervelo. Su GNU/Linux non si fa così ed è molto più facile. Se avete uno smartphone sapete che i programmi si installano cercandoli semplicemente in un market: Google Play per chi ha Android, l’App Store per chi ha i melafonini o gli iPad. Beh, GNU/Linux aveva questa cosa già una decina di anni prima. In gergo tecnico, i vari “market” si chiamano “repository” e nella famiglia Ubuntu trovate tutto in “Software“. Lo aprite, et voila, tutti i software possibili e immaginabili al vostro servizio. Provate a cliccare “Installa” su uno. Lui ve lo va a trovare, lo scarica e lo installa. Se provate a disinstallarlo, lui ve lo disinstalla completamente, senza lasciare traccia.
Se andate in giro a cercare software per Linux e scaricate qualsiasi cosa pensate si possa installare, magari scaricate addirittura le versioni per Windows (gli exe), allora potreste trovarvi di fronte a danni al sistema; io vi ho avvisato. Gli exe poi nemmeno si installano.
Mi raccomando: non fate come un mio amico che mi disse che Ubuntu gli andava un po’ troppo lento, e quando gli chiesi che cosa aveva installato lui mi disse “tutto”. Cioè, era andato nel software center e aveva cliccato “Installa” su TUTTE le centinaia di migliaia di programmi disponibili. Io ero sbalordito: non dall’ingenuità del mio amico, ma dal fatto incredibile che il sistema nonostante tutto partiva ancora!
Una caratteristica bellissima di questo sistema è che poi vi si aggiorna tutto in un colpo. Cioè: non accadrà che se aprite un editor di testo lui vi dica “è uscita la nuova versione! Scaricala qui: (eccetera) e installala!”. Semplicemente ogni tanto vi compare un avviso “ci sono degli aggiornamenti. Vuoi installarli?” Voi dite OK, e il vostro pinguino aggiornerà tutto: il sistema e i singoli software.

– DRIVER

Non bisogna installare driver. I driver sono già nel sistema. Attaccate una periferica: la vede? bene, è compatibile. Non la vede? Comprate un’altra periferica. Non vi preoccupate: il 95% e oltre delle periferiche in commercio è compatibile. Cercate un attimo su Google magari prima di comprare qualcosa. Come vi dicevo all’inizio, il bello di GNU/Linux è che lo potete provare anche senza installarlo, quindi vedete subito se le periferiche che avete sono compatibili o meno. Così evitate di installare tutto e poi accorgervi miserabilmente che la vostra stampante è da buttare 🙂
Esistono casi molto rari in cui occorre installare un driver, per esempio per alcune stampanti. In quel caso occorre seguire attentamente le istruzioni sul sito del produttore ed eseguirle alla lettera. Magari fatevi aiutare da qualcuno, le prime volte. Però non preoccupatevi: è molto meno difficile che compiere azioni di elevata speleologia nel registro di Windows quando un driver non funziona…

– ALTERNATIVE AI SOFTWARE PIÙ COMUNI

Come suite da ufficio il consiglio è di usare Libreoffice. Per il CAD, c’è LibreCAD. Per la grafica 3D c’è Blender. Al posto di Photoshop potete usare Gimp oppure Krita, al posto di Illustrator c’è Inkscape, al posto di Publisher c’è Scribus, al posto di Movie Maker c’è Openshot, al posto di Premiere c’è Kdenlive… Google è vostro amico, comunque! 🙂

– ANTIVIRUS

Su GNU/Linux non avete bisogno di un antivirus. Il peggio che vi può capitare è un malware che al massimo vi distrugge il vostro utente (mai successo, comunque basta creare un altro utente e il sistema è a posto) o un trojan che vi distrugge tutto il sistema ma comunque non c’è pericolo che si diffonda. Inoltre per beccarsi un trojan occorre prima non aggiornare mai, poi bisogna scaricarlo da siti strani, dargli i permessi di amministratore, dargli i permessi di esecuzione e poi lanciarlo. Niente insomma che possiate fare per sbaglio se non siete completamente autolesionisti.
Molta gente poco informata va dicendo che Linux non ha virus perché è poco diffuso e non ci sarebbe interesse a scrivere virus per un sistema poco diffuso. Da quel che vi ho detto all’inizio potete facilmente immaginare quanto sia fuori di testa un’affermazione del genere, quando il 90% dei sistemi di tutto il mondo, e il 99% di quelli che contengono dati personali e soldi, gira su Linux o comunque su sistemi con la stessa struttura. Proprio perché ci sarebbe un interesse spaventoso nello scrivere virus per un sistema del genere, è stata creata una struttura per cui è materialmente impossibile – o inutile – tutto ciò. Notate per favore che tutti i sistemi basati su questa struttura siano pressoché esenti da virus davvero funzionanti e pericolosi: da Unix a MacOS. GNU/Linux oltretutto è pure trasparente, quindi un virus che sfruttasse un bug avrebbe molte più probabilità di essere scoperto e di vedersi chiusa immediatamente la falla su cui agisse.

– COPIA & INCOLLA

Su GNU/Linux si può fare, oltre che coi soliti CTRL+C CTRL+V, anche selezionando col mouse un po’ di testo e poi premendo il tasto centrale del mouse per incollare. Veloce e carino, eh?

– CARATTERI SPECIALI

Se su Windows premete il tasto caps-lock (quello che vi fa scrivere tutto in maiuscolo automaticamente) e premete “è”, vi rimane “è”. Su GNU/Linux esce, correttamente, “È“. Questo per tutte le accentate. Da sempre. Se poi usate il tasto Alt insieme alle lettere della tastiera, otterrete moltissime combinazioni che altrimenti con Windows dovete attivare con complessi codici ASCII col tastierino numerico. Ci sono molte combinazioni, con Alt, con Alt Gr, con Alt + SHIFT, con Alt Gr. + Shift… Troverete un po’ di tutto 🙂

– TERMINALE

Il terminale, l’equivalente del “DOS” come lo chiamano ancora molti – erroneamente – su Windows, in realtà sarebbe il cuore pulsante di GNU/Linux. In teoria potreste fare tutto da lì. Anzi, quasi sempre le applicazioni che usate non sono altro che delle interfacce carine ma in realtà quando premete un tasto o un bottone il sistema manda dei comandi al terminale… Tranquilli: non dovete usarlo. Oggi si può fare tutto intuitivamente da grafica.
Però in certi casi ve lo consiglio: per esempio se dovete fare qualcosa di strano e qualcuno vi dà le istruzioni, è molto più comodo copincollare comandi sul terminale piuttosto che perdersi in ore e ore di “apri il bottone in alto a sinistra con l’icona rossa”, tipo che ci mettete davvero un minuto invece di tre ore a risolvere un problema. Inoltre il terminale è necessario per forzare il sistema a fare cose per cui non sarebbero previste alternative. Su questo stesso sito troverete molte guide che fanno uso piuttosto pesante del terminale, non per complicare le cose ma proprio per velocizzarle.

Una cosa che fa arrabbiare i neofiti è che quando il terminale chiede la password, il sistema sembra bloccato. In realtà, nel terminale la password non viene segnata con i classici asterischi o pallini, perché il bisogno di sicurezza che ha animato gli sviluppatori è talmente mostruoso che si è evitata anche la possibilità di far sapere il numero di caratteri di una password. Quindi quando il terminale vi chiede una password, voi scrivetela pure anche se il sistema sembra non rispondere, premete invio, e vedrete che la password vi verrà convalidata.

– SUPPORTO

Oltre che chat gratuite con esperti che vi rispondono in tempo reale, forum pienissimi di esperti che risolvono sempre tutto in poche ore, relativi addirittura a singole distribuzioni, in ogni città d’Italia c’è un Linux User Group. È un’associazione di volontari che si occupa di diffondere la cultura del software libero, e quindi non vede l’ora di aiutarvi a entrare nel mondo del pinguino. Cercate il Linux User Group più vicino a casa vostra, contattateli, e iscrivendovi all’associazione (un’irrisoria quota annua) potrete andare quando volete e incontrare gli appassionati che vi insegneranno a risolvere i problemi.

 

E adesso facciamo sul serio!

Se vi sembra di aver preso un po’ la mano, e vi va di usare Ubuntu, potete seguire la mia guida “Ubuntu 22.04 supercompleta” – un po’ più da esperti – per un’installazione davvero super completa.


Guida creata il 5 aprile 2014
Ultimo aggiornamento: 27 maggio 2022
Licenza: © Stefano Droghetti 2014, Creative Commons BY-NC

8 Risposte a “Linux per totali neofiti”

  1. Però la cosa del seleziona e click centrale non la sapevo, riesco a farla con il trackpad usando 3 dita. Da poco imparo sempre qualcosa che non so. Grazie!!!

  2. ciao. scusami. virrei usare il tuo articolo nel mio blogsenza fare nessun torto a te ne incappare in penalizazioni google oer contenuto copiato. Credi sia pissibile? ovviamente mi ettero” la fonte il link e tutto a caratteri cubitali.

    1. Ma certo che puoi, la licenza lo permette. Ricordati che la licenza è BY-NC-SA, cioè puoi usare l’articolo a patto che:
      – Citi la fonte (basta il nome del sito e un link alla guida)
      – Non lo fai per scopi commerciali (non è il sito di un negozio, non c’è pubblicità, ecc., insomma non ci fai dei soldi: se li fai devi accordarti con l’autore e definire una percentuale)
      – L’articolo derivato dal mio deve avere la stessa licenza (Creative Commons BY-NC-SA)

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